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V i A GG i O i n TOR n O A L C UOR e
Meltemi
ipensandoci adesso, quella Una settimana dopo, era pomeriggio,
mattina in cui l’ho incrociata nel mi trovavo di turno nel laboratorio di
Rcorridoio di oncologia non è ecocardiografia. L’infermiera mi aveva
vero che non l’avessi riconosciuta, è che già mostrato la lista dei pazienti da
ho preferito lasciarlo credere a me esaminare, tutti ricoverati, trattandosi
stesso. Ricordo con certezza di aver del martedì, e non mi ero accorto di
soffermato lo sguardo su di lei un quel nome. Anche questo non è del
attimo di troppo, quasi inconsciamente, tutto esatto. La rapida occhiata all’elen-
per poi subito tornare a ruminare sui di claudio coletta co aveva lasciato qualcosa fuori posto
miei pensieri, divisi fra l’impegno della dentro di me, una sensazione sghemba
mattinata di guardia larga in ospedale, accorto, quella volta. Era stata solo una che lì per lì non seppi definire, e che
piuttosto sgradevole per il cercapersone parvenza di memoria fra due estranei, lasciai morire nello spazio di pochi
che non la smetteva di suonare, e tutte succede, a volte, e chissà, forse sarebbe minuti, forse di secondi. Fu quando la
le scadenze che in quel momento stato meglio così. Dimenticai subito sentii chiamare attraverso il corridoio
ingombravano la mia vita troppo piena. quella sensazione anomala, continuai la che improvvisamente riuscii a decifrare
Forse lei, senza volere, aveva richiamato mia attività per tutta la giornata e poi la sensazione di prima. Conoscevo bene
la mia attenzione in qualche modo, ma nei giorni successivi, senza che quel quel nome, era un pezzo della mia vita
potrei giurare di non essermene fatto lasciasse tracce nella mia mente. di una ventina d’anni prima, era strano
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