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VIA GGIO INT ORNO  AL CUORE


                                uccise il grillo e poi scoprì che la fame  è una  potuto essere interpretati come sintomi iniziali
                                brutta malattia…,più forte della paura.  di questo autentico flagello. Il suo incontro con
                                In fin dei conti ogni piccolo sfogo sembrava che  Pinocchio in questo caso, sarebbe stato indub-
                                gli venisse proprio dal cuore, tanto da non riusci-  biamente una valida occasione di contagio.
                                re a frenare l’impeto del suo buon cuore quando  Ed a questo proposito, ricordiamo il “God bless
                                saltava felice al collo di Geppetto.   you” (“che Dio Ti benedica”) degli anglosassoni,
                                In altri momenti invece, quando aveva paura ed  ancora oggi rivolto a chiunque starnutisca, una
                                era sconsolato ed inquieto, come durante l’ar-  sorta di augurio teso ad esorcizzare l’antica pau-
                                resto dopo un combattimento con i compagni,  ra della peste polmonare.
                                un semplice pensiero si trasformava in una spi-  Tuttavia qualsiasi “studioso del cuore”, analizzan-
                                na acutissima che gli bucava il cuore, quello stes-  do la storia clinica di Pinocchio, si convincereb-
                                so  cuore eccellente, che in fondo aveva anche  be rapidamente sulla infondatezza di quella
                                quando si mosse a compassione per salvare un  semplicistica ipotesi diagnostica di peste, la sola
                                cane che annegava.                     fino ad oggi formulata e condivisa in letteratura.
                                Il cuore fu anche il suo coraggio, allorquan-  Per la prima volta noi oggi possiamo sostenere
                                do tremulo dal freddo e dalla paura e dall’acqua  che la malattia del nostro “febbrile” burattino fu
                                che aveva addosso, si fece cuore e bussò una se-  piuttosto dovuta ad una grave patologia cardio-
                                conda volta e bussò più forte per sollecitare la  vascolare.
                                lenta lumaca ad aprirgli la porta.     Se infatti approfondiamo ed analizziamo insieme
                                E fu ancora il cuore a parlargli quando confes-  la storia clinica del caso, possiamo ragionevol-
                                sò a Geppetto di averlo riconosciuto in mare da  mente documentare:
                                lontano nella barchetta, solo perché glielo dice-  - presenza di fiato grosso, come un cane da cac-
                                va il core.                             cia,
                                Ma d’altra parte, sono proprio le numerose av-  - tachicardia, come un orologio da sala quando
                                venture vissute in modo fin troppo frenetico, da  corre davvero,
                                apparire a volte come drammatiche vicissitudini,  - la strana sensazione di spina nel cuore
                                che svelano anche l’altra “qualità” del cuore di  - ed infine quell’inatteso febbrone da non si dire.
                                Pinocchio, quella cioè di essere un organo vero  Miocardite, pericardite, endocardite o ancora un
                                e proprio che può affaticarsi ed indebolirsi a tal  caso di embolia polmonare?
                                punto da ammalarsi.                    L’anamnesi patologica rivela infatti, a proposito
                                E così fu infatti.                     di quest’ultima ipotesi diagnostica, l’episodio del-
                                Una complessa sindrome si direbbe visto che,  la bruciatura delle gambe sul  caldano pieno di
                                travagliato da un febbrone che non si dire, fu visi-  brace accesa.
                                tato da tre medici i più famosi del vicinato, capa-
                                ci solo di pronunciare un elenco di scarni sofi-
                                smi.
                                Un consulto dal sapore di sconfitta; ed a nulla
                                servì l’obiettività rilevata dal  Corvo che  tastò il
                                polso, poi il naso, poi il dito mignolo dei piedi.
                                La Civetta ed il Grillo parlante poi avrebbero po-
                                tuto quanto meno ipotizzare un’infezione da
                                “Pateurella pestis”, epidemica in Toscana in quei
                                tempi.






                                                                       E così, nella affannosa e travagliata ricerca del
                                                                       suo cuore “nascosto”, il nostro febbrile buratti-
                                                                       no divenne un “vero” cardiopatico.
                                                                       Chiaramente le nostre rappresentano solo del-
                                                                       le divertenti, quanto tardive ipotesi diagnostiche,
                                                                       perché infine ci pensò la Fata ad accorgersi del-
                                                                       la febbre di Pinocchio e fu proprio lei “regina dei
                                Del resto, anche noi crediamo che i sonorissimi  dottori” (come ironicamente definita da Rober-
                                starnuti  del burattinaio Mangiafuoco avrebbero  to Benigni), a vincere definitivamente la malattia.




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