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D ALLE AREE - CR ONICITÀ C ARDIOLOGIC A
vita e il 41,3% ritenga che meno del
25% di questi pazienti abbia una
lp(a) elevata. Il 72% dichiara di non
conoscere farmaci attualmente in
studio per la riduzione della lp(a).
Nonostante il 75,4% sia a conoscenza
della raccomandazione delle linee
guida ESC sull’uso della colchicina
nei pazienti con precedente infarto
ad elevato rischio residuo, solo il 53%
ritiene che questo farmaco possa
essere un’arma effettiva e il 76,8%
non lo ha mai usato in questo setting.
Il 49,3% ha intrapreso una terapia
con rivaroxaban 2,5 in meno del 10%
di pazienti, ma il 77,9% ritiene che
i criteri di prescrivibilità di questa
molecola siano limitativi. Per il 76,8%
l’acido urico è sicuramente un fattore
di rischio da trattare e il 74,3%
inizierebbe una terapia per valori
superiori a 6 nelle donne e 7 negli
uomini. Per l’80,1% il febuxostat non
è controindicato nella cardiopatia
ischemica. Il 66,7% conosce lo studio
ALL-HEART con l’allopurinolo.
Le ultime domande riguardavano
il tema dell’aterosclerosi
pluridistrettuale. Nei pazienti con
cardiopatia ischemica il 79% afferma
di ricercare i polsi periferici e il
43,5% dichiara di prescrivere sempre
un ecodoppler arterioso, ma solo
il 14,5% esegue sistematicamente
un ABI. Nel loro complesso queste
risposte, pur tenendo conto del noto
bias di selezione, per cui rispondono
alle survey i professionisti più
interessati all’argomento, dimostrano
una buona conoscenza dei Cardiologi
italiani su queste tematiche, ma nel
contempo la necessità di percorsi
formativi dedicati per superare il
gap, tuttora presente, tra linee guida
Foto di Artem Podrez - www.pexels.com
e il mondo reale.♥
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