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V i A GG i O  i n TOR n O   A L  c UOR e












                          «Tuti i xe bravi quando



                                  che i la indovina»



                      1957 storia di un tirocinio



                               a Città del Messico






                                                    di eLiGio PiccoLo



              ra il primo ottobre del 1957   la preparazione del Direttore, trovare   per l’appunto dall’assenza di difese
              quando iniziai il tirocinio   le porte sempre aperte di coloro che   in quegli aborigeni contro i virus e i
        Edi Residente nell’Istituto di      godevano di tanta fama internaziona-  microbi importati dai conquistadores.
        Cardiologia di Città del Messico. Vi   le fu una sorpresa bella, inaspettata   Uno che non avesse auscultato quei
        ero giunto da pochi giorni e gentil-  e coinvolgente. Quel primo ottobre   cuori, visto le loro radiografie e gli
        mente mi avevano dato con anticipo   fui assegnato per due mesi al “Piso   elettrocardiogrammi, avrebbe detto
        ospitalità nel padiglione riservato ai   de niños”, il reparto al terzo piano   che quei bimbi erano il ritratto della
        borsisti. Mi presero le misure per la   per il ricovero dei bambini, malati di   salute: tutti con le loro “maschere
        divisa bianca e per il mantello blù da   cardiopatie reumatiche o congenite.   cortisoniche” di visi paffuti e rosei,
        usare nelle fresche notti di guardia.   Nonostante fossi già specialista non   sui quali si stagliavano gli occhi neri
        L’essere europeo e dall’Università   mi era mai capitato di vedere né le   e i capelli corvini, come in uno dei
        di Padova era un buon biglietto da   une né le altre in così tanti piccoli   famosi murales di Diego Rivera, ricchi
        visita, ma non mi consentiva alcuna   pazienti. Specie i reumatici, con quei   di colore e di mestizia. Belli e ordinati
        presunzione, se mai l’avessi voluta, in   cuori talmente gonfi d’infiammazione   nei loro pigiamini e vestagliette, li
        quel centro messicano, che già dopo   che, anche riandando con la memo-  ricordo ancora seduti a confeziona-
        un decennio dalla fondazione (1944)   ria ai testi su cui avevo studiato, mi   re sui tavolinetti figure variopinte
        aveva acquisito un prestigio tale nel   ritornavano con la netta convinzione   per l’imminenza del Natale, che lì si
        mondo della Cardiologia da essere   che in Europa appartenessero alle   festeggia come una favola meraviglio-
        considerato un miracolo di ricerca e   malattie del passato. Le loro valvole   sa. Sorridevano, ma spesso fermavano
        di docenza. Con questa netta impres-  erano severamente danneggiate e solo   la loro espressione in una specie di
        sione mi misi nella coda dei nuovi al-  il cortisone riusciva a frenare quelle   inconscia rassegnazione, senza un
        lievi, sei messicani e sei internazionali,   reazioni superlative, evidentemente   lamento. Per noi che avevamo accesso
        e stetti ad ascoltare quei maestri, che   dovute all’intensità dell’infezione   alle loro cartelle era difficile fermarsi
        pareva si divertissero ad insegnare e   streptococcica, ma anche alle scarse   a quelle immagini e non pensare al
        a discutere con chiunque. Per noi ita-  difese immunitarie in quelle popo-  loro futuro, quello che il mio compa-
        liani, abituati a fare anticamera anche   lazioni. E qui mi vennero alla mente   gno Rebollar, educato alla Stanford
        per chiedere un consiglio e sempre   le morie degli indios, all’indomani   University, chiamava outcome. Già
        attenti a non mettere mai alla prova   della conquista spagnola, causate   dopo qualche giorno noi giovani


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