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FORUM        AREA/GRUPPO DI STUDIO ANMCO DI CARDIOLOGIA GERIATRICA?

                                    È GIUSTO PROPORRE LA CREAZIONE DI UNA NUOVA






                 Negli ultimi numeri di “Cardiologia negli Ospedali” sono stati riportati autorevoli pareri circa la necessità di istituire
                 un’area od un gruppo di studio finalizzato alla gestione del cardiopatico anziano. Ne è emerso un indirizzo che appare
                 totalmente condivisibile. La popolazione dei paesi occidentali sta invecchiando e tale proiezione si rifletterà in un futuro
                 prossimo (ma non è già il presente?) in un’epidemia di malattie cardiovascolari che investiranno in maniera preponderan-
                 te gli anziani. I cardiologi, dunque, dovranno affrontare nella pratica clinica il pianeta “anziani” che per un verso è caratte-
                 rizzato da frequenti comorbidità, da un alto grado di disabilità e spesso dalla non autosufficienza e, per un altro, richiede
                 appropriate strategie diagnostico-terapeutiche, che sono oggi insufficientemente caratterizzate data la scarsità sia di os-
                 servazioni epidemiologiche che di studi clinici di intervento sulla popolazione geriatrica.
                 Di fronte a questo scenario, dunque, la proposta emersa non può che trovare un ampio consenso. A tale proposito ci si
                 permetta, tuttavia, un ulteriore, sebbene non autorevole come i precedenti, contributo.
                 L’aterosclerosi sottende a gran parte delle sindromi cliniche secondarie alla cardiopatia ischemica, all’aneurisma aortico, e
                 alle vasculopatie periferiche e costituisce un fattore patogenetico non trascurabile nelle cerobrovasculopatie. L’impatto di ta-
                 li patologie sulla mortalità della popolazione è ben noto. Negli Stati Uniti, ad esempio, queste malattie sono responsabili di
                 più del 25% dei decessi nella popolazione al di sotto dei 65 anni, ma diventano di gran lunga la causa più frequente tra
                 gli anziani, essendo responsabili del 51% delle morti tra gli uomini e del 56% tra le donne. Questa elevata prevalenza non
                 è solo la conseguenza di una prolungata sopravvivenza degli individui malati fino ad un’ età più avanzata, ma anche il ri-
                 sultato di una più alta incidenza. I vecchi, in definitiva, si ammalano di aterosclerosi di più rispetto alla popolazione di mez-
                 za età. Le ragioni di questa aumentata incidenza, comunque, non sono del tutto chiare.
                 Negli anni passati, numerosi fattori di rischio per l’aterosclerosi ed altre malattie sono stati identificati tra la popolazione
                 adulta, grazie a studi epidemiologici. Questo approccio, tuttavia, si è rivelato meno efficace nell’individuare fattori di rischio
                 modificabili tra gli anziani. Con l’età, infatti, il rischio relativo si riduce e gli interventi di correzione su vari fattori di rischio
                 hanno dimostrato minori benefici. Come già ricordato, poi, una caratteristica della popolazione anziana è la sua eteroge-
                 neità sotto il profilo dello stato di salute; gli studi di epidemiologia geriatrica richiedono, dunque, un maggiore rigore nella
                 misurazione dell’impatto dei diversi fattori di rischio e debbono tenere conto del possibile diverso stato di salute. Pur con
                 queste limitazioni, comunque, numerose indagini suggeriscono che l’associazione tra fattori di rischio noti e malattia atero-
                 sclerotica venga mantenuta anche nella popolazione anziana. Con ogni probabilità, tuttavia, l’aumento di incidenza di ma-
                 lattie cardiovascolari nella popolazione anziana non è solo il pro-
                 dotto di una più lunga esposizione ai fattori di rischio, ma anche la
                 conseguenza di modificazioni della biologia dell’organismo che sono
                 intrinseche al processo di invecchiamento e che predispongono i va-
                 si ad uno sviluppo accelerato della lesione aterosclerotica. Sebbene
                 l’aterosclerosi non sia una conseguenza inevitabile dell’invecchia-
                 mento (come dimostrato dal riscontro autoptico di coronarie intatte
                 in soggetti ultranovantenni), molte osservazioni sperimentali, soprat-
                 tutto in modelli animali, suggeriscono che, al di là della “pressione”
                 dei fattori di rischio “standard”, l’invecchiamento ed il rimodellamen-
                 to vascolare ad esso correlato rappresentino elementi predisponenti
                 l’aterosclerosi in maniera indipendente. In altre parole, le modifica-
                 zioni in composizione e struttura della parete vascolare, così come i
                 processi adattativi che caratterizzano il processo di invecchiamento
                 rappresentano il substrato ideale per lo sviluppo della malattia ate-
                 rosclerotica e possono rendere conto della predisposizione degli an-
                 ziani all’aterosclerosi.
                 La “generica” vasculopatia dell’anziano, comunemente denominata  Rembrandt, Ritratto di vecchio in rosso, 1653





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