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arteriosclerosi, è caratterizzata infatti dall’ispessimento della parete vascolare, dalla riorganizzazione cellulare e della ma-
trice e dall’aumento dello spessore subintimale dovuto all’accumulo di collagene, di cellule mononucleari e di cellule mu-
scolari lisce del vaso. La radicale modificazione della architettura cellulare e strutturale dell’arteria associata all’avanzare
dell’età, inoltre, è associata ad una serie di alterazioni cellulari, che possono rendere conto della maggiore incidenza di ma-
lattie cardiovascolari negli anziani e rappresentare il substrato ideale per l’instaurarsi della malattia aterosclerotica. Così, ad
esempio, l’invecchiamento sembra alterare la funzione e la responsività delle cellule endoteliali, modificandone la permea-
bilità e favorendo, di conseguenza, l’ingresso di macromolecole plasmatiche come le LDL nello spazio subendoteliale. Anco-
ra, con l’avanzare dell’età viene alterata la produzione di alcuni peptidi vasoattivi, come l’ossido nitrico o l’endotelina-1, o
come la prostaciclina, che inibendo l’aggregazione piastrinica, il rilascio di citochine come il PDGF, la proliferazione delle cel-
lule muscolari lisce e l’adesione e attivazione dei leucociti, gioca un ruolo importante nella patogenesi dell’aterosclerosi. In-
fine, durante l’invecchiamento si assiste ad una serie di modificazioni cellulari a livello metabolico, che possono a loro vol-
ta influenzare la reattività della parete vascolare. Un tipico esempio di questi prodotti metabolici, associati all’età avanza-
ta, sono i prodotti di glicosilazione irreversibile o “advanced glycation endproducts” (AGE), che determinando uno stress os-
sidativo di notevoli proporzioni, potrebbero essere implicati nella patogenesi della lesione aterosclerotica, causando disfun-
zione endoteliale, danno cellulare, infiammazione e reclutamento di monociti dal torrente ematico e di cellule muscolari li-
sce dalla tonaca media del vaso.
Accanto a questi esempi, molti altri processi strutturali, cellulari, biochimici e molecolari legati all’invecchiamento sembrano
poter giocare un ruolo non trascurabile nella patogenesi della aterosclerosi. Lo studio del rimodellamento vascolare dell’an-
ziano, dunque, è potenzialmente un ottimo modello per una migliore caratterizzazione dei meccanismi che sottendono la
formazione della lesione aterosclerotica. Paradossalmente, le informazioni che si possono ottenere dallo studio del “vecchio”
potrebbero essere di enorme giovamento anche per il “giovane”. Anche sotto questo punto di vista, quindi, la costituzione
di un’area o di un gruppo di studio nell’ambito della nostra Associazione rappresenta un’occasione da non perdere.
Claudio Bilato Maria Chiara Corti
Clinica Cardiologica - Università di Padova Divisione di Geriatria - Ospedale di Camposanpiero (PD)
Riceviamo e pubblichiamo un contributo della collega Paola Marchi al
dibattito scaturito dalla recente guerra in Iraq
Caro Direttore,
ho letto la lettera del collega Steffenino da Lei pubblicata sul N. 132 (marzo-aprile 2003) di “Cardiologia negli Ospedali”e, pur
apprezzando la nobiltà degli intenti, devo dire che essa non mi convince, poiché non si può generalizzare mettendo tutte le guer-
re sullo stesso piano.
L’uso delle armi non è sempre e comunque da condannare: anche i partigiani le usarono (eccome!), ma la guerra di liberazione
fu sacrosanta.
Io non sono d'accordo con l'attuale guerra “americana”, ma sono convinto, ad esempio, che fu giusto reagire nel 1991, quando
Saddam aggredì brutalmente il Kuwait. Che cosa avrebbe dovuto fare il mondo? Assistere inerte a un'ingiustizia? Attendere (poi-
ché l'appetito vien mangiando) che Saddam, dopo il Kuwait, provasse ad aggredire qualche altro stato?
Non a caso Francia e Germania allora appoggiarono gli U.S.A. ed anche Egitto e Siria parteciparono, con i loro soldati, alla “guer-
ra del golfo”.
Già nel 1938 l'Europa, imbelle e inerte, lasciò che Hitler, dopo aver perseguitato gli Ebrei, si impadronisse dell'Austria e della Ce-
coslovacchia: il seguito è noto.
Pertanto, allorché un dittatore viola gravemente il diritto internazionale, aggredendo un altro stato, la reazione è semplicemente
doverosa. Certo, da buoni pacifisti possiamo chiedere al dittatore di ritirarsi. Ma se quello se ne infischia della richiesta, che cosa
si deve fare? E che cosa diremo agli aggrediti che ci chiedono aiuto? Che stiamo manifestando per la pace?
CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI 79

