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fessionisti interessati, può favorire lo sviluppo di uno stesso linguaggio e di un co-
mune metodo di lavoro. Per rendere funzionale un progetto di assistenza domici-
liare, non si può prescindere da problematiche socio-assistenziali. Si può concor-
dare su epidemiologia, fisiopatologia, clinica e terapia, ma come tradurre tutto ciò
sul territorio? Il problema è medico, ma non solo tale. Chi deve preoccuparsi del-
l’alimentazione, dell’igiene di questi pazienti? Chi deve somministrare loro le te-
rapie quando vi è perdita di autonomia? Se non valutiamo anche questi aspetti,
che certamente non sono medici, come potremmo in pratica assisterli a domici-
lio? Non è nostra responsabilità. Indubbio.
Possiamo però segnalare il problema, prospettare delle soluzioni? Altrimenti, nel-
l’attuale nostra realtà la soluzione diviene il ricorso al ricovero standard, con un
costo ed una spesa eccessiva che viene automaticamente stornata da altri utilizzi
sempre in campo sanitario. Ben vengano ospedali di comunità, Hospice Care, RSA,
ma nel frattempo nelle nostre comunità di periferia cosa fare? Nella nostra realtà,
fatta di una popolazione che invecchia in solitudine, per via della lontananza dei
figli, fuori per motivi socio-economici, il problema diviene grave. Se non voglia-
mo vedere scomparire tante piccole comunità, occorre trovare anche il modo di
assistere a domicilio in modo adeguato i cittadini di queste comunità. Occorre an-
che pensare a soluzioni transitorie in attesa di soluzioni stabili.
Nel mentre si programmano sul territorio, in ambito comprensoriale, gli ospedali
di comunità, gli Hospice Care e le RSA, occorre prevedere in ogni comune delle
forme di assistenza temporanea per pazienti che momentaneamente diventano
scompensati e perdano temporaneamente la loro autonomia.
Si potrebbe lavorare su due fronti, da una parte la creazione di centri diurni e/o
notturni, con la possibilità di attivare temporaneamente la gestione di alcuni po-
sti letto, utilizzando personale infermieristico ed ausiliare per il breve periodo del-
la disabilità; oppure la possibilità dell’assistenza temporanea al proprio domicilio
da parte di una famiglia della stessa comunità, che sia disponibile, per il breve pe-
riodo necessario a ripristinare lo stato di benessere, a farsi quindi carico dei pro-
blemi assistenziali dell’ammalato con il supporto dell’infermiere per la quota par-
te di competenza di quest'ultimo e con il coordinamento sanitario da parte del
MMG. Un progetto di “adozione temporanea dell’anziano ammalato”.
Questa proposta probabilmente è incongrua in altre realtà.
Comunque è necessario anche da parte nostra una discussione su questi aspetti,
se vogliamo realmente che l’assistenza domiciliare diventi un moderno ed ade-
guato mezzo di assistenza all’ammalato.
LUGLIO/OTTOBRE 2003 - N. 134/135 74

