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da sono “Raccomandazioni di comportamento clinico volte a indirizzare le
scelte dei medici e dei pazienti verso le metodologie assistenziali più appro-
priate a seconda della specifica condizione clinica considerata”. Ovviamente
esplicitare delle raccomandazioni non è sufficiente, è invece necessario opera-
re la loro implementazione, processo inteso come capacità di diffusione orga-
nizzata di conoscenze e come capacità di modificare i comportamenti degli
operatori.
La semplice trasmissione di informazioni scientifiche corrette non con-
sente da sola di modificare un atteggiamento professionale inappropriato:
bisogna quindi prevedere incontri, dibattiti e confronti tra le diverse figu-
re professionali coinvolte nella gestione dei medesimi problemi.
Una volta raggiunta la condivisione di una determinata strategia diagnostico-
terapeutica è possibile passare alla fase operativa con la formulazione di pro-
tocolli operativi regionali.
Una tale metodologia può essere ad esempio applicata nella gestione delle sin-
dromi coronariche acute: in primo luogo vanno formulate, sulla scorta dei da-
ti della letteratura, Linee Guida regionali in cui venga
L’attuazione di un nuovo esplicitato, sulla base della nostra realtà geografica, sociale
e sanitaria, quali pazienti e secondo quali modalità posso-
modello organizzativo deve
no ricevere PTCA primaria o Rescue.
essere la risposta logica e Una volta raggiunta la condivisione sul piano culturale si
consequenziale ad un può delineare un percorso operativo che, partendo dalla fa-
processo culturale di se extra-ospedaliera, attraverso il cosiddetto “trasporto pro-
confronto e di tetto” (ovvero un sistema di trasporto che sia in grado di
collaborazione che abbia fronteggiare tanto l’arresto cardiaco quanto il ritardo evita-
coinvolto di volta in volta bile) conduca l’ammalato dalle UTIC periferiche ai Centri di
riferimento di III livello utilizzando un protocollo assisten-
tutti gli attori della Sanità
ziale univoco, specifico, ma soprattutto condiviso.
Regionale Ovviamente queste progettualità devono essere negoziate a
livello istituzionale poiché comportano l’impiego di risor-
se umane ed economiche.
La nostra Regione, data la modesta estensione in senso geografico e il numero
contenuto di U.O. di Cardiologia, si presta alla costituzione di un dipartimen-
to Cardiologico Regionale in quanto sarebbe possibile risolvere anche il pro-
blema di una orografia non proprio felice.
Da qualche anno è nata una iniziativa aggregativa nota come “Nucleo di coor-
dinamento regionale per la Cardiologia e Cardiochirurgia” che in passato ha
prodotto delle Linee Guida regionali per le procedure invasive ed un secondo
manuale di Linee Guida cardiologiche per i Medici di Medicina generale.
Tale nucleo è costituito da rappresentanti dei medici di medicina generale, da
rappresentanti dei cardiologi ospedalieri nominati dai rispettivi Direttori Ge-
nerali e dal primario dell’unica cardiochirurgia della Regione e si propone di
ideare, in collaborazione di volta in volta con i Direttori delle differenti unità
operative e degli esperti del settore, nuovi modelli organizzativi da sottoporre
all’attenzione degli organi istituzionali (Direttori Generali e Assessorato alla Sa-
nità).
Nel momento in cui le progettualità passeranno dalla fase culturale a quella
operativo-istituzionale potremo a ragione affermare che prende vita il Diparti-
mento Cardiologico Regionale.
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