Page 40 - CnO_121
P. 40

da sono “Raccomandazioni di comportamento clinico volte a indirizzare le
                           scelte dei medici e dei pazienti verso le metodologie assistenziali più appro-
                           priate a seconda della specifica condizione clinica considerata”. Ovviamente
                           esplicitare delle raccomandazioni non è sufficiente, è invece necessario opera-
                           re la loro implementazione, processo inteso come capacità di diffusione orga-
                           nizzata di conoscenze e come capacità di modificare i comportamenti degli
                           operatori.
                           La semplice trasmissione di informazioni scientifiche corrette non con-
                           sente da sola di modificare un atteggiamento professionale inappropriato:
                           bisogna quindi prevedere incontri, dibattiti e confronti tra le diverse figu-
                           re professionali coinvolte nella gestione dei medesimi problemi.
                           Una volta raggiunta la condivisione di una determinata strategia diagnostico-
                           terapeutica è possibile passare alla fase operativa con la formulazione di pro-
                           tocolli operativi regionali.
                           Una tale metodologia può essere ad esempio applicata nella gestione delle sin-
                           dromi coronariche acute: in primo luogo vanno formulate, sulla scorta dei da-
                                            ti della letteratura, Linee Guida regionali in cui venga
              L’attuazione di un nuovo      esplicitato, sulla base della nostra realtà geografica, sociale
                                            e sanitaria, quali pazienti e secondo quali modalità posso-
              modello organizzativo deve
                                            no ricevere PTCA primaria o Rescue.
              essere la risposta logica e   Una volta raggiunta la condivisione sul piano culturale si
              consequenziale ad un          può delineare un percorso operativo che, partendo dalla fa-
              processo culturale di         se extra-ospedaliera, attraverso il cosiddetto “trasporto pro-
              confronto e di                tetto” (ovvero un sistema di trasporto che sia in grado di
              collaborazione che abbia      fronteggiare tanto l’arresto cardiaco quanto il ritardo evita-
              coinvolto di volta in volta   bile) conduca l’ammalato dalle UTIC periferiche ai Centri di
                                            riferimento di III livello utilizzando un protocollo assisten-
              tutti gli attori della Sanità
                                            ziale univoco, specifico, ma soprattutto condiviso.
              Regionale                     Ovviamente queste progettualità devono essere negoziate a
                                            livello istituzionale poiché comportano l’impiego di risor-
                           se umane ed economiche.
                           La nostra Regione, data la modesta estensione in senso geografico e il numero
                           contenuto di U.O. di Cardiologia, si presta alla costituzione di un dipartimen-
                           to Cardiologico Regionale in quanto sarebbe possibile risolvere anche il pro-
                           blema di una orografia non proprio felice.
                           Da qualche anno è nata una iniziativa aggregativa nota come “Nucleo di coor-
                           dinamento regionale per la Cardiologia e Cardiochirurgia” che in passato ha
                           prodotto delle Linee Guida regionali per le procedure invasive ed un secondo
                           manuale di Linee Guida cardiologiche per i Medici di Medicina generale.
                           Tale nucleo è costituito da rappresentanti dei medici di medicina generale, da
                           rappresentanti dei cardiologi ospedalieri nominati dai rispettivi Direttori Ge-
                           nerali e dal primario dell’unica cardiochirurgia della Regione e si propone di
                           ideare, in collaborazione di volta in volta con i Direttori delle differenti unità
                           operative e degli esperti del settore, nuovi modelli organizzativi da sottoporre
                           all’attenzione degli organi istituzionali (Direttori Generali e Assessorato alla Sa-
                           nità).
                           Nel momento in cui le progettualità passeranno dalla fase culturale a quella
                           operativo-istituzionale potremo a ragione affermare che prende vita il Diparti-
                           mento Cardiologico Regionale.




                        MAGGIO 2001 - N. 121  40
   35   36   37   38   39   40   41   42   43   44   45