Page 38 - CnO_121
P. 38

Basilicata

                                                            R
                               D D  A A  L L  L L  E E      R    E E  G G  I I  O O  N N  I I


                            DIPARTIMENTO CARDIOLOGICO REGIONALE

                                                     di Lucia Palumbo


                           Sono consapevole del fatto che parte dei miei colleghi consideri un’utopia il
                           discutere di Dipartimento Cardiologico Regionale in un momento in cui inizia
                           faticosamente a muovere i primi passi il Dipartimento Alta Specialità del Cuo-
                           re dell’Azienda Ospedaliera S. Carlo di Potenza, che è, peraltro, a tutt’oggi l’u-
                           nico Dipartimento Cardiologico istituzionale esistente in Regione.
                           Il Dipartimento Cardiologico Regionale è quindi, al momento, un obietti-
                           vo non facilmente raggiungibile, ma anche una sfida culturale che sareb-
                           be bello vincere tutti insieme.
                           Ma perché proporre un modello di Dipartimento Regionale? Evidentemente
                           l’attuale realtà sanitaria regionale non soddisfa del tutto le esigenze tanto degli
                                            attori che dell’utenza, soprattutto sul piano organizzativo.
              La connessione tra U.O. di    Tale malessere riflette una situazione largamente diffusa a
                                            livello nazionale motivata essenzialmente dal fatto che la
              Cardiologia di differente
                                            normativa sanitaria attualmente vigente fornisce risposte
              complessità è resa più        talora generiche e insoddisfacenti alle necessità locali.
              difficile anche dal fatto che  È noto che l’attuale Normativa va verso una sempre mag-
              nell’ambito delle strutture   giore regionalizzazione e questo ha fatto sì che Regioni an-
              ospedaliere più grandi, il    che geograficamente vicine adottassero strategie differenti
              Cardiologo tende spesso ad    e con obiettivi non univoci, talora addirittura contrastanti
              isolarsi sul piano culturale  tra di loro, ma purtroppo spesso accomunati dall’essere ri-
                                            spondenti a criteri di tipo prevalentemente economico e
              per effetto delle
                                            non assistenziale e ancora meno di qualità e/o efficienza.
              superspecializzazioni         In alcune Regioni le strutture cardiologiche a minore com-
                                            plessità, soprattutto quelle prive di letti di degenza inten-
                           siva e/o post-intensiva, collocate in ospedali di rete, sono state inglobate nel
                           contesto di Dipartimenti a varia caratterizzazione (medici, di emergenza-ur-
                           genza, riabilitativi) con una progressiva perdita della specificità cardiologica ed
                           una sempre maggiore difficoltà di connessione con le strutture cardiologiche di
                           riferimento.
                           La connessione tra U.O. di Cardiologia di differente complessità è resa più dif-
                           ficile anche dal fatto che nell’ambito delle strutture ospedaliere più grandi, il
                           Cardiologo tende spesso ad isolarsi sul piano culturale per effetto delle super-
                           specializzazioni, queste ultime determinate dallo sviluppo sempre più rapido
                           delle conoscenze in settori cardiologici diversificati: il pericolo di una tale evo-
                           luzione professionale è rappresentato dalla frammentazione delle competen-
                           ze (per cui l’ammalato non viene più gestito nella sua globalità) e dalla spinta
                           all’individualismo, o personale o di settore di interesse.
                           Questo tipo di “isolamento”, purtroppo sempre più diffuso nella realtà cardio-
                           logica comporta il rischio della mancanza di comunicazione tra Cardiologi che
                           operano all’interno della stessa struttura o in strutture geograficamente vicine
                           e ancor più tra Cardiologi ospedalieri e Medici di Medicina Generale, che pu-
                           re sono i depositari della storia clinica globale del paziente, di cui conoscono
                           bisogni, realtà familiare e sociale.




                        MAGGIO 2001 - N. 121  38
   33   34   35   36   37   38   39   40   41   42   43