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Basilicata
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D D A A L L L L E E R E E G G I I O O N N I I
DIPARTIMENTO CARDIOLOGICO REGIONALE
di Lucia Palumbo
Sono consapevole del fatto che parte dei miei colleghi consideri un’utopia il
discutere di Dipartimento Cardiologico Regionale in un momento in cui inizia
faticosamente a muovere i primi passi il Dipartimento Alta Specialità del Cuo-
re dell’Azienda Ospedaliera S. Carlo di Potenza, che è, peraltro, a tutt’oggi l’u-
nico Dipartimento Cardiologico istituzionale esistente in Regione.
Il Dipartimento Cardiologico Regionale è quindi, al momento, un obietti-
vo non facilmente raggiungibile, ma anche una sfida culturale che sareb-
be bello vincere tutti insieme.
Ma perché proporre un modello di Dipartimento Regionale? Evidentemente
l’attuale realtà sanitaria regionale non soddisfa del tutto le esigenze tanto degli
attori che dell’utenza, soprattutto sul piano organizzativo.
La connessione tra U.O. di Tale malessere riflette una situazione largamente diffusa a
livello nazionale motivata essenzialmente dal fatto che la
Cardiologia di differente
normativa sanitaria attualmente vigente fornisce risposte
complessità è resa più talora generiche e insoddisfacenti alle necessità locali.
difficile anche dal fatto che È noto che l’attuale Normativa va verso una sempre mag-
nell’ambito delle strutture giore regionalizzazione e questo ha fatto sì che Regioni an-
ospedaliere più grandi, il che geograficamente vicine adottassero strategie differenti
Cardiologo tende spesso ad e con obiettivi non univoci, talora addirittura contrastanti
isolarsi sul piano culturale tra di loro, ma purtroppo spesso accomunati dall’essere ri-
spondenti a criteri di tipo prevalentemente economico e
per effetto delle
non assistenziale e ancora meno di qualità e/o efficienza.
superspecializzazioni In alcune Regioni le strutture cardiologiche a minore com-
plessità, soprattutto quelle prive di letti di degenza inten-
siva e/o post-intensiva, collocate in ospedali di rete, sono state inglobate nel
contesto di Dipartimenti a varia caratterizzazione (medici, di emergenza-ur-
genza, riabilitativi) con una progressiva perdita della specificità cardiologica ed
una sempre maggiore difficoltà di connessione con le strutture cardiologiche di
riferimento.
La connessione tra U.O. di Cardiologia di differente complessità è resa più dif-
ficile anche dal fatto che nell’ambito delle strutture ospedaliere più grandi, il
Cardiologo tende spesso ad isolarsi sul piano culturale per effetto delle super-
specializzazioni, queste ultime determinate dallo sviluppo sempre più rapido
delle conoscenze in settori cardiologici diversificati: il pericolo di una tale evo-
luzione professionale è rappresentato dalla frammentazione delle competen-
ze (per cui l’ammalato non viene più gestito nella sua globalità) e dalla spinta
all’individualismo, o personale o di settore di interesse.
Questo tipo di “isolamento”, purtroppo sempre più diffuso nella realtà cardio-
logica comporta il rischio della mancanza di comunicazione tra Cardiologi che
operano all’interno della stessa struttura o in strutture geograficamente vicine
e ancor più tra Cardiologi ospedalieri e Medici di Medicina Generale, che pu-
re sono i depositari della storia clinica globale del paziente, di cui conoscono
bisogni, realtà familiare e sociale.
MAGGIO 2001 - N. 121 38

