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È evidente che una Sanità così organizzata non è in grado di soddisfare le ne-
cessità né degli operatori, né dell’utenza. Bisogna pertanto formulare nuovi mo-
delli organizzativi che consentano ad un tempo di recuperare il ruolo essen-
ziale del Medico di Medicina Generale, di migliorare i rapporti Territorio-Ospe-
dale, di favorire la comunicazione professionale, di garantire il ruolo delle pic-
cole e medie Cardiologie degli Ospedali di rete, di assicurare al paziente la con-
tinuità assistenziale con accesso facilitato alle strutture di III livello sia per il
paziente utente sia per gli operatori del settore. In altri termini bisogna ideare
un modello organizzativo che abbia come obiettivi la “centralità” del pazien-
te e la continuità assistenziale e non più la “centralità” della prestazione.
Un siffatto modello potrebbe essere realizzato attraverso la costituzione di un
Dipartimento Cardiologico interaziendale, che di per sé è espressione di una
sanità capace di superare, sul piano organizzativo, i confini della singola spe-
cializzazione per avviare un dialogo costruttivo tra figure professionali che si
trovano a dover gestire le medesime problematiche sanitarie. Il Dipartimento
Cardiologico Regionale offrirebbe inoltre il vantaggio di rispondere effica-
cemente ai bisogni di un determinato bacino di utenza,
Bisogna formulare nuovi bisogni che ovviamente possono essere profondamente
diversi da Regione a Regione a seconda della realtà geo-
modelli organizzativi che
grafica, sociale ed economica, sempre che vengano cor-
consentano ad un tempo di rettamente identificati in ciascuna sede obiettivi concreti,
recuperare il ruolo aggreganti, praticabili, ma soprattutto condivisi.
essenziale del Medico di Abbiamo detto in precedenza che un siffatto modello or-
Medicina Generale, di ganizzativo dovrebbe porre come priorità assoluta la cen-
migliorare i rapporti tralità del paziente: questo presuppone la ricerca e la rea-
Territorio-Ospedale, di lizzazione di collegamenti organizzativi e percorsi assisten-
ziali che senza soluzione alcuna di continuità, conducano
favorire la comunicazione
il paziente dal primo approccio con il medico di famiglia
professionale alle strutture cardiologiche di differente specificità e com-
plessità e, una volta risolto il problema, lo riconsegnino al
curante. È indispensabile dare al paziente la certezza che i medici che gesti-
scono la sua salute, pur prestando servizio in strutture differenti, operano in
piena sintonia: tutto ciò è realizzabile se si supera la sterile competizione e si
riconosce il ruolo vincente della collaborazione.
Sul piano strettamente operativo come si può giungere alla realizzazione di un
Dipartimento Cardiologico Regionale? È evidente che il Dipartimento non può
nascere a livello istituzionale: una soluzione di questo tipo sarebbe inevitabil-
mente vissuta come imposizione.
L’attuazione di un nuovo modello organizzativo deve invece essere la risposta
logica e consequenziale ad un processo culturale di confronto e di collabora-
zione che abbia coinvolto di volta in volta tutti gli attori della Sanità Regiona-
le. È necessario migliorare la comunicazione professionale attraverso l’utilizzo
di un linguaggio comune: in altri termini la scelta di una determinata strategia
diagnostico-terapeutica deve essere condivisa e ciò è possibile solo se la scelta
è stata fatta sulla scorta di dati obiettivi ed inoppugnabili e non sulla base di
opinioni personali non suffragate da studi multicentrici o dalla letteratura in-
ternazionale. La condivisione è possibile solo se si opera in maniera conforme
a quanto stabilito dalle Linee Guida nazionali e internazionali per le differenti
patologie. Ricordiamo brevemente per i non addetti ai lavori che le Linee Gui-
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