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I N M EMORIA D I ...
di RobeRto FeRRaRi
Un ricordo per un
insostituibile amico e
collega: Claudio Rapezzi
laudio Rapezzi non è più con noi! Ricordarlo non è difficile. Chi di
voi non ha conosciuto Claudio Rapezzi? È, però, molto triste. Ancora
Cdi più per me, uno dei suoi amici storici. Ci conoscevamo da almeno
40 anni, abbiamo condiviso molte cose e, ultimamente, ci vedevamo tutti i
giorni. È difficile ricordarlo in modo non banale. Non avrebbe apprezzato una
descrizione del suo curriculum vitae, un plauso scontato di quanto fosse bravo.
Insomma, una sorta di necrologio. È inutile soffermarsi sulla capacità di sintesi,
l’innata ironia, le allusioni, la possibilità di spaziare a 360 gradi su tutta la
cardiologia, le associazioni lampo, l’ammaliante cadenza emiliana che rendeva
piacevole e fresca la più banale delle relazioni. Claudio Rapezzi non era mai
banale, era Lui. Quindi, come ricordarlo? Da vivo. E, perché no, attraverso
qualche aneddoto, episodio, e la voce di persone che lo hanno conosciuto e gli
sono affezionate. Ho raccolto alcuni messaggi, chiamato qualche suo amico e
ho chiesto di raccontarlo. Ecco il risultato.
Pietro Sangiorgio, cardiologo: ci siamo attraverso le quali lo si riconosceva entrati in “Istituto” come cardiologi
conosciuti da studenti, coagulati uguale a noi in modo scanzonato. pediatrici. Ricordo che erano circa
intorno al prof. Labriola con Il libro non lo studiava, se ne le due di notte, stavamo facendo un
Marinella (poi sua moglie) e Flavia. È appropriava e lo rendeva parte della cateterismo (una tetralogia di Fallot).
difficile dire se siamo stati compagni sua mente geniale. Lo vedo tenere Finito, stanchi ma contenti, siamo
di studio. Alcuni esami li abbiamo il libro fra le mani e far scorrere le andati in un bar, saranno state le
programmati insieme, ma Claudio pagine sotto il suo naso, per aspirarne 5 (allora i cateterismi erano una “cosa
non ha mai condiviso con noi le ore non solo l’odore della carta, che seria”). Era una bella mattina, un’alba
di studio. È subito emersa quella sua diceva di amare, ma anche l’essenza bolognese e noi, felici, ci siamo detti
capacità di assimilare e intuire in di quello che era scritto. Questo è “siamo fortunati a lavorare in cardiologia
modo rapido ogni cosa. Gli bastava per me Claudio nella sua grandezza, pediatrica”. Al tempo, la cardiologia
un’occhiata su una pagina o un semplicità e nella sua ironia spesso dell’adulto era noiosa (niente ecografia,
capitolo per assorbire ogni concetto dissacrante. Lo terrò gelosamente nel o cardiologia interventiva), mentre le
e farne una elaborazione analitica. mio cuore e nella mia mente. cardiopatie congenite necessitavano
Nonostante ciò, non è mai stato di un ragionamento diagnostico
distante da noi che lo osservavamo Marco Bonvicini, cardiologo pediatra: deduttivo che a Claudio piaceva
con stupore. Per lui è stato naturale l’ho conosciuto quando era molto. Faceva diagnosi di ventricolo
avvicinarsi a noi con simpatia; mi ancora studente, con Marinella. unico da un elettrocardiogramma!
vengono in mente alcune sue battute Frequentavano la medicina interna Poi, passo passo, si è interessato a
boccaccesche non ora riportabili, con il Prof Labriola. Sono entrambi tutta la cardiologia per esplodere
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