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C OM e e RAVAMO
«I greci, per vendicarsi della conquista romana, avevano inviato a Roma questi
macellai per uccidere tutti i barbari con la loro medicina; anzi per non essere sospettati,
questi nemici dell’ingenuo popolo romano si facevano pagare lautamente».
(Marco Porcio Catone)
«Archagatos… ottenne la cittadinanza romana e gli fu acquistata con soldi pubblici
una bottega al crocevia di Acilia. Fu un chirurgo egregio, ma ben presto si guadagnò
il nomignolo di “carnifex” a causa del suo uso selvaggio dello scalpello e del cauterio, e
ingenerò avversione verso la professione sua e degli altri medici»
(Plinio il Vecchio)
«I medici imparano a nostro rischio e pericolo e fanno esperimenti con la morte;
soltanto il medico gode di impunità completa quando ha provocato la morte di
qualcuno»
(Plinio il Vecchio)
«Si rende un cattivo servizio colui che nomina suo erede il medico»
(Publilio Syro)
«Se il medico non fa altro che tastarmi il polso e considerarmi uno qualsiasi dei tanti
pazienti, prescrivendomi freddamente ciò che debbo fare od evitare, io non gli sono
debitore di nulla, poiché egli in me non vede un amico, ma solo un cliente»
(Seneca)
«Poco tempo fa Diaulo era medico, ora becchino: quello che fa da becchino, lo faceva
anche da medico»
(Marziale)
«Alcuni medici chiedono un prezzo eccessivo per la maggior parte delle inutili medicine
e droghe, e altri nel loro mestiere cercano di trattare malattie che essi ovviamente non
capiscono»
(Marziale)
«Ero malato, ma tu, con cento allievi, ti sei precipitato da me, o Simmaco. Con cento
mani gelate di tramontana mi hanno toccato, non avevo febbre ma ora, Simmaco, si»
(Marziale)
Figura 3 - Aforismi sui Medici nella letteratura latina
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