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Si tratta in effetti di una esigenza quantitativamente rile-
Figura 3 vante, con significativa ricaduta sul piano prognostico, che
LE RETI PER L EMERGENZA
Sindromi coronariche acute e arresto cardiaco può garantire il recupero della continuità assistenziale fra
ospedale e territorio e la razionalizzazione degli interventi
attraverso la crescita di una nuova cultura cardiologica, in
collaborazione e nel contesto dell’organizzazione del 118.
Anche il 118, ancora da avviare in alcune realtà, è d’altra
parte in fase di ripensamento in molte altre. Attualmente
nella massima parte delle Regioni il 118 limita ancora i
suoi compiti al trasporto passivo del malato (funzione
taxi). Solo in pochissime realtà è in fase di avvio un servi-
zio con compiti anche di assistenza e di gestione del mala-
to nella fase dell’emergenza.
L’emergenza cardiologica non ha però ancora trovato un
ruolo e un assetto organizzativo generale. Sarebbe molto
costruttivo per i cittadini se questo ripensamento fosse sinergico e coordinato
con quello dei Cardiologi.
Il servizio per l’emergenza cardiologica territoriale e per l’arresto cardiocircola-
torio extraospedaliero deve infatti ruotare attorno a diverse competenze specia-
listiche: il medico del 118, il cardiologo, il rianimatore, il medico dell’emer-
genza, il medico del DEA. Deve anche tenere conto della cardiologia territoria-
le e dei Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta.
In questo ambito l’ANMCO dovrà concorrere a esplicitare in modo chiaro e rea-
listico quale potrà essere il modello organizzativo del servizio per l’emergenza
cardiologica e per l’arresto cardiocircolatorio extraospedaliero nelle diverse
realtà geografiche e nei diversi bacini di utenza, nel contesto e all’interno del
servizio del 118.
È essenziale che queste modalità organizzative vengano poi trasferite e
contestualizzate a livello regionale da parte dei cardiologi ospedalieri ed
universitari insieme a tutti gli altri operatori coinvolti, al fine di presen-
tare un modello condiviso ed uniforme da negoziare con la controparte
amministrativo-politica.
La strutturazione del servizio dovrà tenere conto di alcuni aspetti di primaria
importanza:
- un sistema di soccorso territoriale cardiologico non può che essere inserito,
guidato e coordinato dalle centrali operative territoriali del servizio 118;
- deve essere capace di operare con funzione diagnostica e prognostica preco-
ce, utilizzando sistemi di telemedicina (tele ecg, esami, report clinici) in mo-
do da garantire un efficace triage pre-ricovero del cardiopatico acuto;
- il sistema deve poter ospedalizzare in modo mirato il paziente nella struttura
ospedaliera idonea a farsi carico in modo adeguato e complessivo del proble-
ma (PTCA primaria, diagnostica pre intervento, ecc.), senza seguire schema-
tismi teorici ma in relazione alla realtà esistente e alla organizzazione pratica-
bile;
- deve poter garantire in modo non improvvisato e secondo standard predefi-
niti e condivisi il trasporto protetto del paziente;
- deve creare, organizzare e coordinare la rete di primo intervento e di primo
soccorso dell’attacco cardiaco improvviso, compreso l’arresto cardio-circolato-
rio, in un determinato contesto geografico, coinvolgendo razionalmente anche
le forze di protezione operanti sul territorio e le organizzazione civili e di vo-
lontariato.
La organizzazione di un modello operativo così configurato per l’emergenza car-
diologica territoriale rappresenterebbe non solo un’importante assunzione di
ruolo strategico per la Cardiologia, ma faciliterebbe anche la crescita culturale
di ogni Cardiologo, così come richiesto dal nuovo assetto organizzativo dei ser-
vizi cardiologici in rete funzionale per bacino di utenza.
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