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torio, sia organizzativamente che culturalmente e deve poter contare su presta-
zioni tempestive ed “agevolate” da parte del centro di riferimento. Bisogna arri-
vare a comprendere che è un “bravo cardiologo” non chi esegue una procedura
tecnicamente avanzata, ma chi dà una corretta indicazione alla stessa.
La rete dei servizi è in grado di garantire non solo la completezza dell’in-
tervento ma anche la sua continuità dal territorio all’ospedale e viceversa,
nell’ambito di un determinato bacino di utenza (Figura 2).
La nuova organizzazione cardiologica, a prescindere dalla propria collocazione
strutturale geografica e muraria, dovrà quindi essere costi-
tuita dalla totalità dei servizi coinvolti, resi capaci di ope-
Figura 2 rare secondo un modello condiviso in modo uniforme e
PERCORSI ORGANIZZATIVI E ASSISTENZIALI
La rete dei servizi per bacino d utenza coordinato, dalla prevenzione alla cura alla riabilitazione.
È un modello strategicamente in linea con quanto ipotizza-
to dal Ministero della Salute, capace di garantire la conti-
nuità degli interventi sanitari, evitando inutili e costose du-
plicazioni di servizi e di prestazioni, capace di operare ri-
sparmi di scala, di garantire risorse alle diverse strutture
coinvolte, dal Distretto, alle Unità Operative ospedaliere,
dalle più semplici alle più sofisticate, sino al Dipartimento
Cardiologico complesso comprendente anche le competen-
ze cardiochirurgiche.
Questa rete di servizi dovrebbe costituire di massima il
nuovo assetto base organizzativo della Cardiologia che,
consentendo il recupero del percorso clinico complessivo,
restituisce senso ed unitarietà alla disciplina e al Cardiologo.
Al centro della rete dei servizi deve rimanere la Terapia Intensiva Cardiologica,
all’interno del proprio ambito territoriale o bacino d’utenza, collegata struttu-
ralmente alle attività ambulatoriali distrettuali, al servizio di 118 per l’emer-
genza extra-ospedaliera e alle strutture cardiologiche di secondo livello com-
prese le cardiochirurgiche.
Il modello ipotizzato dovrà essere in grado di dare risposta a tutti i problemi
cardiologici, dall’emergenza alla patologia cronica, utilizzando al meglio le ri-
sorse umane e strumentali già esistenti, senza la rincorsa a procedure fini a se
stesse e coniugando il proprio all’intervento degli altri specialisti, con l’obietti-
vo di integrare le diverse competenze, razionalizzando e innalzando la qualità
del servizio sanitario nel suo complesso.
Se poi si tratterà di spostare solamente il paziente, oppure il paziente con il suo
cardiologo che dovrà partecipare all’effettuazione della procedura, oppure infi-
ne si tratterà di far muovere il cardiologo che eseguirà fuori sede la procedura
potrà essere deciso caso per caso con un accordo locale. Ci sono già diverse
esperienze con le varie modalità e se funzionano non è il caso di modificarle;
l’importante è che la scelta sia accettata e condivisa da tutte le parti contraen-
ti.
La risposta alle problematiche attuali non risiede quindi nella chiusura di ogni
Unità Operativa in se stessa e in una propria isolata gestione operativa di pre-
stazioni cardiologiche, ma piuttosto nel riappropriarsi della nostra competenza
cardiologica, in qualunque sede territoriale od ospedaliera essa si esprima, per
ridisegnare un servizio di risposta ai bisogni cardiologici di un determinato ba-
cino di utenza mediante una struttura a rete. Tale rete cardiologica assistenzia-
le si arricchirà mediante la collaborazione coordinata e integrata con tutte le al-
tre figure professionali sanitarie coinvolte, in un utilizzo razionale ed efficace
delle risorse esistenti.
Un ambito prioritario ove realizzare operativamente questo nuovo assetto
organizzativo in rete deve essere la strutturazione di un servizio per l’e-
mergenza cardiologica territoriale e per l’arresto cardiocircolatorio
extraospedaliero (Figura 3).
NOVEMBRE/DICEMBRE 2002 - N. 130 12

