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Al modificarsi del panorama generale della Sanità nel nostro Paese anche
                                            l’assetto organizzativo delle nostre Unità Operative deve necessariamente
                                            adeguarsi.
                                            Bisogna comunque tenere conto che accanto alle motivazioni di ordine genera-
                                            le ne esistono anche altre interne alla Cardiologia.
                                            L’affermarsi di sub-specialità ad alto contenuto tecnologico ed interventistico,
                                            con alta capacità produttiva in termini di procedure, ha portato in tali settori al-
                                            la tendenza a svincolarsi dal contesto clinico cardiologico in cui operano, di fat-
                                            to agendo talora in termini di totale autonomia e svincolati da progetti di con-
                                            tinuità assistenziale cardiologica, per committenti diversi, anche non cardiolo-
                                            gi. Contestualmente funzioni cardiologiche parziali e spesso avulse da un con-
                                            testo più generale possano essere viste principalmente come un onere insoste-
                                            nibile da parte di molte Aziende Sanitarie.
                                            In questo contesto la nostra stessa funzione di Cardiologi è entrata in crisi, e le
                                            nostre Unità Operative o rischiano di perdere o hanno già perduto e stanno con-
                                            tinuando a perdere compattezza ed autonomia. Le conseguenze sono la perdita
                                            di continuità nella cura del malato e la perdita di cultura cardiologica, realizza-
                                            ta e costruita con fatica nel corso di questi anni.
                                            Non sono in gioco interessi corporativi, ma la qualità stessa e il senso del-
                                            la nostra funzione di Cardiologi del servizio pubblico.
                                            È necessario, pertanto, porre rimedio in tempi rapidi a questa situazione, al fi-
                                            ne di adeguare il ruolo della Cardiologia al nuovo panorama sanitario del Pae-
                                            se, recuperando l’unità funzionale della Cardiologia nei confronti dell’unicità e
                                            continuità del percorso sanitario per il cittadino, riaffermando il nostro ruolo
                                            leader in ambito cardiologico. In altri termini si tratta di confermare nei fatti la
                                            specificità e l’autonomia della nostra competenza cardiologica.
                                            È indispensabile quindi avere il coraggio e la capacità di riprogettare il nostro
                                            modello operativo, per adeguarlo alle nuove esigenze.
                                            Il livello organizzativo capace di recuperare efficienza è la proposta di nuo-
                                            ve modalità di dipartimentalizzazione cardiologica orizzontale (che poi si
                                            chiamino effettivamente “Dipartimenti” ha solo rilevanza semantica) che colle-
                                            ghino tra loro in rete le diverse unità operative, costituendo reti funzionali per
                                            bacini di utenza, avviando anche un processo culturale e formativo che coin-
                                            volga il personale tutto, medico, infermieristico, amministrativo, ecc., che in
                                            questo contesto verrà chiamato ad operare (Figura 1).
                                                              La progettazione prima e l’integrazione poi della rete dei
                                                              servizi di Cardiologia esistenti sono i passaggi obbligati at-
                               Figura 1                       traverso cui trasformare la nostra organizzazione da un si-
               DIPARTIMENTO CARDIOLOGICO ORIZZONTALE          stema basato su singole unità separate tra loro ad una rete
                     La rete dei servizi per bacino d utenza
                                                              coordinata e strutturata, all’interno di aree geografiche de-
                                                              finite, dotate delle capacità operative funzionali necessarie
                                                              (area vasta cardiologica), garantendo le necessarie autono-
                                                              mie, ma tenendo conto della funzione complessiva del si-
                                                              stema.
                                                              In questo assetto organizzativo trova risposta anche il po-
                                                              tenziale isolamento professionale e culturale degli operato-
                                                              ri sanitari, comunque a rischio di confinamento nelle pro-
                                                              prie competenze, siano esse di primo livello o di alta spe-
                                                              cializzazione tecnologica o chirurgica, all’interno delle pro-
                                                              prie strutture murarie. Punto cruciale di questa filosofia è
                                                              la presenza di un continuo scambio bidirezionale tra il cen-
                                            tro periferico e quello centrale. Molti dei fallimenti di questa politica sono do-
                                            vuti all’eccessiva gestione dei pazienti da parte del centro di riferimento, anche
                                            dopo la fase acuta. Lo scambio può riguardare non solamente i pazienti, ma an-
                                            che i medici e tutte le iniziative di tipo scientifico. Il centro periferico deve met-
                                            tersi in grado di gestire la storia a lungo termine dei pazienti del proprio terri-


                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  11
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