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esiti. Questo ci affascina, ma lancia un’ombra sull’ulteriore cambiamento del no-
stro lavoro, già oggi così esilmente legato alla clinica, proprio quella che era tan-
to cara ai nostri Padri. Abbiamo erroneamente creduto che le moderne tecniche
diagnostiche e i progressi terapeutici ci avrebbero da soli garantito il controllo
totale della nostra professione, ma così facendo abbiamo probabilmente dimen-
ticato quell’aspetto rilevante della clinica che rappresenta il fine ultimo del no-
stro lavoro: l’uomo e il suo benessere globale. Immagino quindi che ci sia sem-
pre qualcosa da imparare da un uomo di una certa età.
Grazie alle testimonianze di Lorenzo Epifani e Sergio Minelli, Soci ANMCO e
Suoi compaesani, qualcosa di più abbiamo scoperto della lunga storia profes-
sionale di Franco De Matteis, pugliese d’ori-
gine, nato il 9 agosto del 1903 a Campi Sa-
lentina, che da circa 70 anni vive a Pino To-
rinese. Appassionato di studi umanistici, at-
tento lettore dei Classici, in particolare di
Carducci, Leopardi e Manzoni. Si laureò nel
1929 in Medicina e Chirurgia presso l’Uni-
versità di Torino, annoverando tra i Suoi
Maestri i Padri della moderna Medicina e
Cardiologia: Uffreducci, Donati, Micheli,
Mario e Giulio Dogliotti, Carle e l’illustre
Professore Angelo Ceconi, Maestro della Pa-
tologia Medica col quale cominciò ad inte-
ressarsi di Cardiologia presso l’Ospedale San
Giovanni Battista (Molinette 1937). Fu gran-
de amico del Professore Vittorio Puddu. Nel
1940, ottenne la Libera Docenza presso l’U-
niversità di Torino. Fu, dal 1948 al 1973,
Primario della prima Divisione di Cardiolo-
gia Clinica istituita in Italia, presso l’Ospe-
Henry de Toulose - Lautrec, Un esame alla Facoltà di Medicina, 1901 dale Maria Vittoria di Torino.
Numerosi gli studi, tra cui quelli sulla trom-
bosi nell’infarto con tromboelastografia e con terapia eparinica; ma anche quel-
li su “Civiltà e Cuore” in cui anticipò quell’interessante intreccio, oggi noto e
tipico delle società occidentali, tra malattie psicosomatiche e ripercussioni car-
diovascolari. Un’intensa vita semplice, sempre vissuta tra i successi e un co-
stante impegno proteso in difesa dell’uomo.
Grazie Professore per quello che oggi rappresenta per noi. Un grazie sentito che
il Presidente Alessandro Boccanelli, il Consiglio Direttivo e tutti i Cardiologi
dell’ANMCO salentini, pugliesi, piemontesi e di ogni Regione Le rivolgono. Ho
letto che da qualche tempo si commuove facilmente fino alle lacrime, ricordan-
doci Lei stesso che Simone Weil diceva: “l’uomo non è completo se non è crea-
tura d’emozione”. Anche noi confessiamo la nostra piccola emozione, confina-
ta e confusa nella gioia che ci offre la Sua amicizia, la Sua grazia, la Sua dignità,
la Sua passione, la Sua grande forza e serenità.
Tutta l’ANMCO si onora di custodire gelosamente queste virtù come modello di
vita vissuta non solo per il cuore, ma col “cuore”. Quello stesso cuore che è sta-
to capace, col suo battere veloce, di vincere il tempo passato, quello che oggi ci
regala come vera ricchezza. Per questo facciamo nostra la frase del motto scrit-
to nello stemma comunale di Pino Torinese: “Ad sidera tendit”, consapevoli che
Lei è una vera “stella” a cui oggi tutti noi dell’ANMCO guardiamo ammirati.
“La volontà si esercita sui miti e li trasforma in storia.
Destini che diventano libertà”.
CESARE PAVESE, “IL MESTIERE DI VIVERE”
CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI 5

