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deboli basi scientifiche (uomo-biologia), ma su una solida cultura sociale di ti-
                                            po solidaristico (uomo-condizione umana). La bravura era frutto della grande
                                            esperienza maturata: “sarete un medico, quando la pelle della vostra borsa sarà
                                            consunta e queste lucenti borchie di ottone saranno annerite” (Cronin). Franco De
                                            Matteis è stato uno di Loro, e oggi ci onora essere accomunati a Lui per una
                                            grande passione: la Cardiologia. La diversa temporalità da un punto di vista ge-
                                            nerazionale ne allontana ogni possibile confronto. Proviamo ad immaginare una
                                            vita vissuta nei più difficili e drammatici periodi della nostra storia. Un’Italia
                                            sconvolta da due guerre mondiali, praticamente in ginocchio, popolata da gen-
                                            te povera, ma seppur sconfitta, sempre forte e desiderosa di ricominciare. Men-
                                                                tre Nuvolari, Meazza, Coppi e Bartali stupivano il mon-
                                                                do, regnavano miseria, fame ed epidemie. Famiglie spes-
                                                                so divise e spaventate dal dramma della crescente emi-
                                                                grazione. Un impellente bisogno di tutto, direi di aiuto
                                                                vero; e proprio in questo contesto così drammaticamen-
                                                                te umano al medico non mancavano le soddisfazioni pro-
                                                                fessionali. Un gesto terapeutico rappresentava un mo-
                                                                mento “eterno”, che nessuno più dimenticava. In quegli
                                                                anni la Cardiologia era poco conosciuta, e il “cuore” re-
                                                                stava avvolto da un alone misterioso: “di tutte le cose che
                                                                Dio ha fatto, il cuore umano è quello che manda più luce, e
                                                                ohimè, più tenebre” (V. Hugo). Ma di lì a breve la scienza
                                                                avrebbe scoperto che la luce di quella metafora sarebbe
                                                                divenuta così forte da cancellare ogni tenebra. Siamo nel
                                                                primo decennio dopo il secondo conflitto mondiale: la ri-
                                                                costruzione, il boom economico, la riunificazione delle
                                                                famiglie in nuclei sempre più piccoli, l’istruzione per tut-
                                                                ti. Una medicina che si identifica sempre meno con “l’e-
                                                                sperienza” e richiede sempre più “conoscenza”. Si con-
                                                                ducono le prime ricerche metodologicamente avanzate e
                                                                la tecnologia applicata si fa strada timidamente. Negli an-
                                                                ni Cinquanta il galvanometro dell’elettrocardiografo uti-
                                                                lizza la penna calda per scrivere, superando così la ne-
                                                                cessità di dover sviluppare una pellicola fotografica in ca-
                                                                mera oscura. Tanti i pantaloni e i camici che Franco De
                                                                Matteis avrà dovuto cambiare, perché quotidianamente
          Gabriel Metsu, La Malata e il Medico, 1660            consumati dagli acidi delle grandi vasche di sviluppo…


                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  3
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