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D ALLE   AREE  -   MANA GEMENT & QU ALITÀ










        che mai. Prima di allora non si era   «Tu la sai suonare?»              «Dove andrà?»
        mai fermato a prestarci attenzione   «Io?»                              «Cosa?»
        ma ora che il suo cuore verrà portato   Leonardo annuisce incuriosito.   «Il mio cuore. Lo buttate?»
        via, un po’ gli dispiace di non averlo   «Assolutamente no! Mio figlio però   La dottoressa lo fissa seria per
        mai ascoltato per bene. Dopotutto,   l’ha voluta al compleanno e da allora   qualche secondo, poi i lineamenti
        anche se difettoso, era suo.        non si sente altro in casa».        del suo volto si ammorbidiscono
        Leonardo inizia a battere le dita   «Può insegnarmi?»                   e si riavvicina al letto, questa volta
        della mano destra sulla sbarra del   La dottoressa si ritaglia un piccolo   piegandosi sulle ginocchia.
        letto, seguendo con gli occhi il    spazio sul bordo del letto, accanto   «Dove vuoi che finisca?»
        ritmo sul monitor. Quando vede      a Leonardo. «Non so se lui sia la   «In un contenitore. Me lo porto a
        il tracciato accelerare, recupera il   persona più adatta per fare da   casa, per lui lo spazio lo trovo».
        tempo battendo più velocemente. Si   maestro».                          «Vuoi tenerlo in esposizione?», chiede
        lascia sfuggire una risata, iniziando   «Ma poi dove la metto?», riprende il   lei ridendo.
        a tamburellare anche con le dita    bambino.                            «Sì, lo faccio vedere ai miei amici».
        dell’altra mano proprio come gli ha   «Non avevi un grande garage a     «Un po’ da film horror, no?»
        insegnato suo nonno. Chiude gli     casa?»                              «A noi piacciono», risponde
        occhi. Il letto diventa un enorme   «Non so se ci entra, ci sono già un   Leonardo lasciandosi sfuggire un
        palco, i muri azzurri la folla che lo   sacco di cose».                 sorriso.
        acclama. I raggi del sole sono ora   «Ne compri una più piccola per     «Vedrò di lasciarti un souvenir
        due grandi riflettori puntati sul viso.   iniziare».                    di questo soggiorno allora, ma
        Tutti lì per lui, a incitarlo con grida   «Devo chiedere alla mamma prima».   ora dobbiamo andare. ». «Ancora
        entusiaste: i suoi genitori, sua sorella,   «Questa è la prima regola. Sempre»,   un attimo», ribatte lui, quasi
        i suoi compagni di classe. Sorride e   ribatte lei puntandogli l’indice sul   sussurrando.
        fa un inchino con la testa riaprendo   petto. Rimane ad ascoltare mentre   Lei lo guarda confusa ma non apre
        gli occhi. Sulla soglia della porta una   il suo piccolo paziente avanza   bocca. Si guardano negli occhi e
        sagoma nera in controluce. L’ombra   ipotesi, come se avesse stampata   rimangono ad ascoltare il silenzio.
        inizia ad applaudire e Leonardo     sulla fronte la planimetria di casa, in   Ad ascoltare un›ultima volta il cuore
        arrossisce dall’imbarazzo. Non si   cerca di un posto per la sua futura   di Leonardo battere. Come per
        aspettava compagnia. Solo quando    batteria. Per un attimo, immagina   ringraziarlo degli sforzi di quegli otto
        avanza verso il letto di qualche    che quell’angolo di letto sia una   anni, per congedarlo dalla fatica e
        passo, riesce a metterla a fuoco. È la   delle panchine al parco o il tavolo di   augurargli buona fortuna.
        sua dottoressa però non indossa il   una caffetteria. Nessun intervento,   Le due infermiere tornano nella
        solito camice bianco ma un completo   nessuna paura di sbagliare. Avrebbe   stanza, chiedendo il permesso per
        blu che gli ricorda quello degli    voluto lasciarlo lì, al sicuro, ma non   procedere. La dottoressa strizza
        infermieri. Anche i capelli sembrano   c’è più tempo. La dottoressa si rialza   l’occhiolino a Leonardo, poi fa un
        diversi, raccolti in una cuffia simile   dal letto, buttando giù un sospiro:   cenno di approvazione alle due
        alla sua. Non l’aveva mai vista     «Sei pronto?»                       donne, rimettendosi in piedi. «Ci
        sorridere prima di quel momento.    Leonardo la guarda fissandola       vediamo dentro», dice prima di
        Ha dei denti bianchissimi. Più      negli occhi. Il suo viso ora è serio:   lasciare la stanza con passo svelto.
        bianchi di quelli di sua madre.     «Sì, voglio andarmene da qui».      Le infermiere abbassano le sbarre del
        «Devi farti regalare una batteria».   «Allora vediamo di fare il più veloce   letto e iniziano a spingerlo verso la
        Leonardo si gratta il collo,        possibile».                         porta. Leonardo ha gli occhi rivolti
        stringendo le spalle, «ma non so    Poi si volta e mentre si avvia verso la   verso la finestra. Deve essere appena
        suonarla».                          porta, Leonardo riprende a parlare   passato l’aereo che stava aspettando.
        «Imparerai più velocemente di       con tono incerto: «Dottoressa?»     La scia bianca è ancora ben marcata.
        quanto immagini».                   «Si?», gli risponde girandosi.      Sorride.♥


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