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        Mesia, approfondirà lo studio degli   spirito. Questo paradossale capovolgi-  indigna profondamente ed evidenzia
        autori (poeti e filosofi) greci e latini e   mento di prospettiva spiega perché i   nel contempo i limiti del suo irrealisti-
        svilupperà un particolare interesse per  conquistatori che si succedono nel V   co disegno. L’Impero che Alarico ha
        la storia, pervenendo ad un livello di   secolo non distruggono Roma, ma vo-  conosciuto e ammirato attraverso le
        cultura classica insospettabile in uno   gliono soltanto possederla e, quando   pagine dei poeti e degli scrittori non
        straniero. L’impatto con la cultura   per rabbia o per dispetto la devastano,   esiste più, sostituito da una realtà pe-
        orientale e con quella romana lo tra-  il loro gesto acquista il significato di   nosa, caratterizzata da una decadenza
        sforma radicalmente: non più il rozzo   un “crimine passionale”. Ne è prova   morale e intellettuale senza limiti. Il
        barbaro, iroso, prepotente e saccheg-  il comportamento di Alarico che   suo errore di prospettiva è l’essersi
        giatore come certa storiografia ce lo   nell’assedio e nella conquista della   illuso di vivere in un tempo e in un
        presenta, ma il raffinato cultore della   città eterna, dopo mesi di estenuanti e   luogo che non esistono più. Profon-
        bellezza, autore, a detta di Claudiano,   infruttuose trattative, dà ordini tassa-  damente sdegnato e deluso, Alarico
        di composizioni poetiche “gioiose,   tivi ai suoi di non maltrattare i vecchi,   torna agli atavici istinti della sua
        linde e belle”.                     le donne e i bambini e di rispettare   gente, annulla il percorso di civilizza-
        >a egd\Ziid eda^i^Xd                i religiosi e i luoghi sacri. Analogo   zione seguito, mette da parte i valori
        L’esperienza romana, soprattutto, lo   comportamento il re dei Goti ha   della romanità conquistata, e, dimen-
        segna in profondità facendogli capire   nell’assedio di Atene del 395, allorché   tico dell’antica profezia del Re dei Re
        che nella vita non c’è solo l’arte della   trasforma la campagna militare in un   (“non lascino i Goti la terra e temano
        guerra ma anche quella della me-    “pellegrinaggio appassionato” nutrito   il mare”), si incammina in una avven-
        diazione e della politica. Tale con-  di letteratura e di arte, perché consi-  turosa spedizione in terra d’Africa per
        vinzione è alla base delle sue azioni   dera la città greca “il focolare quasi   assecondare la sua sete di conquista
        militari e del suo ambizioso progetto   soprannaturale della pura intelligenza   ma soprattutto per ridurre alla fame il
        di diventare padrone dell’Impero. A   e della divina bellezza”.         popolo di Roma, facendogli mancare
        quel tempo l’Europa è attraversata da   AV ÒcZ egZbVijgV                gli approvvigionamenti provenienti di
        una profonda crisi, tormentata com’è   In forza di quell’esperienza Alarico   là del Mediterraneo. Ma il destino gli
        dalle continue invasioni di popola-  intuisce che ogni vittoria è precaria   riserva un’esistenza troppo breve per
        zioni barbare che ne mettono a nudo   se non è accettata dai vinti. Provare a   consentirgli di ricominciare con una
        l’intrinseca debolezza. In tale contesto   distruggere l’Impero gli sarebbe stato   nuova impresa. Moralmente prostrato
        l’Impero di Roma, per quanto tra-   relativamente facile, più difficile di-  e fisicamente indebolito, bruciato dal-
        ballante e in pessimo stato di salute,   ventarne padrone senza annientarlo,   la febbre si spegne alla fine di agosto
        costituisce la sola istituzione statuale   anzi rinforzandolo col restituirgli l’an-  del 410 a Cosenza in una vallata  posta
        dotata di un minimo di stabilità e di   tico appetito di conquista e scrollarlo   alla confluenza del Crati col Busento.
        organizzazione. La sua esistenza può   dalla fiacca lascivia in cui è sprofonda-  Muore circondato dal pianto conso-
        essere spazzata via da un momento   to: dominarlo per cingerne la corona,   latore del suo popolo che nel letto
        all’altro, ma in mezzo all’anarchia   vestirne la tradizionale porpora e   del fiume gli erige un monumento,
        generale dominante è la sola entità   vedersi acclamato dal popolo e dal   riempito di tutto il suo tesoro, che nei
        che conserva l’architettura maestosa   Senato di Roma. Ci prova, mettendosi   secoli ne perpetua la memoria e ne
        di un monumento, grazie anche alla   a sua disposizione per diventare una   alimenta la leggenda.
        forza evocativa della sua storia: una   cosa sola: come il cavallo e il cavaliere
        storia e un’identità che non hanno   finiscono per essere un solo essere,   Bibliografia minima
                                                                                1.M. Brion, Vita di Alarico, testo dattilo-
        più alcuna attrazione sul popolo di   così egli vuole associare la sua gloria   scritto.
        Roma, mentre esercitano un fascino   e il suo destino a quelli di Roma. Il   2.C. Martirano, Alarico, Cosenza, Perife-
                                                                                ria, 1999.
        particolare sulle popolazioni barba-  rifiuto sprezzante della sua offerta di   3.T. Cornacchioli, Il re dei Visigoti, Cosen-
        re e su quei loro capi che di quella   collaborazione da parte dell’Imperato-  za, Le Nuvole, 2000.
        storia hanno penetrato e compreso lo   re (“mai trattativa con un barbaro”) lo

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