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D ALLE   AREE  -   MANA GEMENT & QU ALITÀ










        toccare qualsiasi cosa. Teneva il ritmo   Raddrizzò la schiena, la mano destra   le scene.
        premendo le mani sulla pancia così   che tamburellava sulla coperta. Il   Alice cercava di resistere all’impulso
        forte che un’infermiera chiese se le   Duca Foca era sul comodino.      di toccare il punto in cui era stata
        facesse male.                       – Il tuo cuore è un po’ pigro. Il   operata, alla ricerca dell’incisione
        Arrivati in ospedale, i medici la   pacemaker gli ricorda di battere.   che le avevano fatto per impiantare
        visitarono e la trasferirono nel    Alice mangiò una cucchiaiata di riso   il pacemaker, coperta da un grosso
        reparto di cardiologia. Passò la notte   insipido. – Ok – disse, guardando   cerotto bianco. Sua madre aveva
        con sua madre addormentata sulla    negli occhi la cardiologa. Ma non   appoggiato il Duca Foca sul cuscino,
        sedia accanto al letto. Suo padre le   voleva una cosa estranea nel corpo.   ma lei non lo prese neanche una
        aveva portato il Duca Foca. Alice gli   Preferiva tenerselo così. E se era   volta, né contò i battiti.  Adesso c’era
        schiacciò il petto con la mano. Si   pigro, pazienza. Se la sarebbe cavata   qualcun altro – anzi, qualcos’altro – a
        addormentò con il peluche stretto   comunque. – Ma non lo voglio. –     farlo.
        nella mano.                         disse, con la voce di quando stava per   Passò qualche ora prima che
        La cardiologa si chiamava Elena     piangere.                           la Romano tornasse da lei. La
        Romano. Si presentò nella stanza di   Si pulì la bocca su un tovagliolo di   dottoressa aveva i capelli legati in
        Alice durante il pranzo. La guardò   carta. Lo ripiegò una, due, tre volte.   una coda di cavallo. Strinse la mano
        masticare una fetta di pane e disse   – Ho paura. – ammise.             ai suoi genitori, poi si sedette ai piedi
        che aveva un figlio della sua età,   La dottoressa si tolse gli occhiali,   del letto. – È andato tutto bene. –
        che a suo figlio piacevano i cartoni   li infilò nella tasca del camice. – Ti   disse.
        animati. Piacevano anche a lei? Ad   capisco, sai? – . Sollevò il peluche   Alice si accorse di star stropicciando
        Alice non importava. Posso guarire?   dal comodino. – Come si chiama? –   un lembo del lenzuolo. Lo lasciò
        Che sta succedendo?                 chiese.                             andare.
        La Romano si sedette sulla sedia    – Duca Foca. È di quando ero piccola.
        lasciata libera dalla madre di Alice.   – si affrettò a dire Alice, arrossendo.   – Posso tornare a casa? – Si indicò il
                                                                                petto. – Non si muove, vero?
        I suoi genitori non c’erano, erano   – E ti fa compagnia?
        tornati a casa per prendere dei     Alice annuì. La Romano schiacciò    La Romano scosse la testa. – Sei al
        cambi.                              il cappello a cilindro tra indice e   sicuro.
        – Sai perché sei svenuta?           pollice. – Il pacemaker non è un    Alice recuperò il peluche dal cuscino.
        Perché andavo troppo piano. –       intruso, è un tuo alleato –. Rimise a   Voleva trovare le parole giuste.
        Bradicardia. – scandì Alice.        posto il Duca.                      – Quando stavo male, – parlò al
        La Romano sorrise. Aveva qualche    Non mi serve un alleato. Non mi serve…   passato, sorprendendo sé stessa per
        anno in più della madre di Alice, fili   – Se mi opero, poi starò meglio? –.   prima. – lui controllava i battiti per
        grigi tra i capelli biondi, e portava gli   Alice si portò la mano al centro del   me. – . Stavolta non arrossì. Era come
        occhiali. – Ci sono delle soluzioni, lo   petto, leggermente a sinistra, dove   se fosse passata una vita intera da
        sapevi?                             le avevano spiegato che si trovava il   quando aveva parlato del Duca Foca
        Alice rimescolò con il cucchiaio la   cuore.                            con la dottoressa. Sorrise. – Ci sono
        poltiglia brodosa che le avevano    – Sì, poi starai bene.              altre persone che ne hanno bisogno.
        servito spacciandola per riso in    Uno, due, tre, ricomincia a contare…  Devi darlo a loro. – concluse,
        bianco. Alla parola soluzioni, cercò di   – Va bene. – lo disse a sé stessa più   tornando seria e tendendo il peluche
        immaginare come sarebbe stata la sua   che alla Romano.                 verso la Romano.
        vita, se l’avessero curata.         Dopo l’intervento la riportarono    La cardiologa lo prese
        – No.                               nella sua stanza. Si sentiva strana,   meccanicamente. Se lo rigirò tra le
        – Possiamo metterti un pacemaker.   aveva sonno. Si mise ad ascoltare,   mani. – Sei sicura? – chiese. Squadrò
        Sai che cos’è?                      più che guardare, un film in bianco   il Duca Foca, dal cappello alle pinne.
        Ne aveva sentito parlare. Lo        e nero con suo padre, che sapeva le   Aveva gli occhi lucidi.
        avevano messo al nonno di Cristina.   battute a memoria e spoilerava tutte   – Sì. A me non serve più.♥


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