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D ALLE   AREE  -   MANA GEMENT & QU ALITÀ

                 di AnnA RAucci









           ANNA RAUCCI
           Anna Raucci è nata nel 1998 a Vico Equense. Ha iniziato a leggere grazie ad Agatha Christie e non ha mai smesso.
           Si è laureata in Giurisprudenza, poi si è iscritta alla Scuola Holden per studiare scrittura.





                                       Il Duca Foca









               l buio si tastò goffamente il   Il Duca era un regalo di sua nonna.
               polso, cercando il punto in   Col corpo da foca, il cilindro da
        Acui avrebbe potuto sentire i       mago, il frac e le pinne, era il suo
        battiti, proprio accanto al neo. Uno,   peluche preferito. Di giorno stava
        due, tre… Non riusciva mai a capire se   su uno scaffale sopra il suo letto,
        fossero giusti. Ogni volta che andava   insieme al Barone Orso e alla
        dal medico, le dicevano che il suo   bambola con la tuta da sci. Ogni
        cuore andava troppo piano.          tanto lo lavava, e allora rimaneva sul
        A undici anni Alice aveva già visto   Duca l’odore del bagnoschiuma al
        molti camici bianchi, respirato     mirtillo.
        l’odore di disinfettante dei loro   Quella mattina, Alice si preparò in   Foto di Cottonbro Studio | www.pexels.com
        studi, abituandosi alle lunghe attese   fretta e prese il bus. Le girava un po’
        e all’ansia degli esami. Quando     la testa. Per tutto il tragitto picchiettò   Aveva già la risposta pronta. Sto bene.
        si annoiava, picchiettava con le    con le dita su ogni superficie: i   Adesso mi alzo. Adesso…
        dita sulla punta delle ginocchia,   sedili, lo zaino verde, il finestrino,   – Sta arrivando l’ambulanza. –
        simulando battiti rapidi. Anche     controllando i secondi che passavano   disse la Martino, pallida. Aveva le
        quelli non andavano bene, diceva sua   sull’orologio da polso. Ricominciava   mani umidicce, ma Alice le strinse
        madre. Si doveva restare a metà. Né   a contare ogni volta che i battiti   comunque per mettersi a sedere.
        troppo veloci, né troppo lenti. Uno, due,   erano inferiori a sessanta al minuto.    Le offrirono un cioccolatino e un
        tre… mentre i dottori parlavano con i   Alla prima ora aveva storia     bicchiere di acqua e zucchero.
        suoi genitori, proponevano interventi   dell’arte. La Martino la chiamò   L’acqua tiepida le diede la nausea.
        e nomi di altri medici che suo padre   per interrogarla. Alice si alzò, fece   Gli infermieri del pronto soccorso
        segnava su un quadernino.           due passi e si sentì cadere. Quando   dissero che doveva andare in
        Di notte la assaliva la paura che   aprì gli occhi riconobbe il banco   ospedale. Si lasciò accompagnare
        il suo cuore potesse fermarsi. Le   di Cristina, le gomme appiccicate   sull’ambulanza, dove si stese su una
        avevano detto che non sarebbe       sotto e i nasi che avevano disegnato   barella perché aveva le vertigini.
        successo, ma non erano sicuri.      insieme una settimana prima,        La fecero parlare al telefono con
        Stringeva il peluche del Duca Foca   accovacciate sul pavimento durante il   i suoi genitori. Succedeva tutto
        e iniziava a tamburellare sul suo   cambio dell’ora.                    piano, tutto troppo lento, come i
        petto, scandendo battiti immaginari,   – Alice, Alice, che succede? – . La   suoi battiti. Alice provò a contarli.
        chiedendosi se sarebbe guarita, e   Martino era china su di lei, ripeteva   Quaranta. Quarantadue. Ricominciò.
        quando.                             il suo nome. Alice provò a tirarsi su.   Nell’ambulanza aveva paura di


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