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        oggetto di acceso dibattito tra i ricer-  condriale, che determinano la necrosi   schio iniziale) dell’ “infarct size” fina-
        catori di base, poichè alcuni hanno   dei miociti attraverso una “ipercon-  le, con ciò dimostrando che il danno
        sostenuto che la riperfusione esacerbi   trazione” delle cellule cardiache e   da riperfusione può contribuire fino
        solamente il danno cellulare posto in   l’apertura dei “pori” mitocondriali;  alla metà dell’ “infarct size”. Tuttavia,
        essere dal periodo di ischemia prolun-  b) la rapida normalizzazione del pH   i risultati non sempre entusiasmanti
        gata a carico dei miociti. La difficoltà   fisiologico durante la riperfusione   ottenuti passando dall’applicazione di
        di valutare in modo preciso e distinto   miocardica, mediante l’apertura dei   tali interventi di cardioprotezione dal
        la progressione della necrosi durante   “pori” mitocondriali;           modello sperimentale ai pazienti con
        la transizione dall’ischemia miocar-  c) l’infiammazione, che gioca un
        dica alla riperfusione ha dato adito   ruolo importante attraverso il rilascio   STEMI, hanno fatto nascere dubbi
        a tali dubbi. Tant’è che il modo più   di fattori chemiotattici che richiama-  sulla validità di tali modelli sperimen-
        convincente di dimostrare l’esistenza   no i neutrofili all’interno della zona   tali. Diverse ragioni sono state propo-
        del danno da riperfusione consiste   necrotica, cui segue rilascio di enzimi   ste per spiegare la discrepanza tra i
        nel documentare che l’area infartuale   degradativi e “plugging” intravascola-  risultati sperimentali e quelli clinici.
        finale può essere ridotta da interventi   re;                           Tra i principali fattori alla base di ciò
        utilizzati al momento della riperfu-  d) i “pori” di permeabilità della mem-  troviamo i differenti gradi di ischemia
        sione del vaso colpevole dell’infarto.   brana mitocondriale, la cui apertura   (intesi come durata della occlusione
        Questo almeno nel modello animale   comporta il “collasso” del potenziale   del vaso responsabile dello STEMI)
        sperimentale.                       transmembrana portando al disaccop-  che possono condizionare la perdita
        I mediatori potenziali del danno  piamento della catena della fosforila-  delle innate proprietà di cardiopro-
        da riperfusione                     zione ossidativa.                   tezione del pre - condizionamento
        Studi sperimentali hanno documen-   La modulazione del danno da         o post - condizionamento ischemico
        tato che diversi potenziali mediatori   riperfusione tramite interventi   all’interno di differenti aree di mio-
        sono coinvolti nel determinismo del   terapeutici
        danno da riperfusione; tra essi vanno   Gli studi sperimentali condotti in   cardio ischemico. Inoltre, alcuni degli
        annoverati:                         diversi modelli animali hanno docu-  interventi analizzati fino ad oggi han-
        a) lo stress ossidativo derivante dalla   mentato che interventi terapeutici   no mostrato non univoche capacità
        riossigenazione del miocardio ische-  (farmacologici e non) implementati al   cardioprotettive negli studi preclinici
        mico; l’incremento del calcio intra-  momento della riperfusione possono   o i farmaci sono stati somministrati
        cellulare (secondario al danno del   determinare una riduzione molto    in dosi e modalità che non sono state
        sarcolemma) e di quello intramito-  consistente (fino al 50% dell’area a ri-  validate nel modello animale.


                 6  |  Cardiologia negli Ospedali |  centottantaquattro
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