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dati univoci in letteratura, nessun trial
clinico randomizzato (RCT) pub-
blicato e le Linee Guida (LG) sono
limitate in quanto basate su dati mol-
to eterogenei provenienti da studi os-
servazionali. Le LG americane, molto
restrittive, prevedono la chiusura del
PFO (Figure 6 e 7) solo in caso di
recidiva nonostante “best medical the-
rapy”, mentre quelle italiane SPRE-
AD prendono in considerazione la
chiusura, accanto alla terapia antico-
agulante (TAO), in presenza di altri
fattori di rischio anatomici e clinici.
La pratica clinica riflette pienamente
questa eterogeneità e l’indicazione
alla chiusura percutanea del PFO è
Figura 6
spesso basata su fattori individuali del
paziente o su protocolli locali, fatto
che ha prodotto una crescita incon-
trollata di tale procedura. Per iniziare
a mettere un po’ di ordine a livello
nazionale la comunità cardiologica
e neurologica italiane, partendo da
una analoga esperienza fatta in Lazio
(Figura 8), hanno costituito una Task
Force e prodotto un Position Paper,
di prossima pubblicazione, al fine di
standardizzare un approccio comu-
ne nella gestione dei pazienti con
ictus criptogenetico e PFO in Italia.
Ritornando al caso Cassano, abbiamo
avuto modo di parlare con il Profes-
sor Mario Carminati, che gentilmente
ci ha risposto ad alcune domande.
Professor Carminati, un suo commento
sulla sovraesposizione mediatica del caso
Cassano, che, nonostante tutto, ha dato
una bella visibilità alla Cardiologia
Interventistica.
Nel complesso tutto è andato bene ed
i media non hanno straparlato a ri-
Figura 7 guardo. Il quadro clinico era eclatan-
te, la lesione cerebrale in RMN pure e
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