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C ARDIOLOGIA E S POR T
di paTrizio sarTo
Lo screening medico cardiologico sportivo deve rappresentare una tappa fondamentale per la
diagnosi precoce delle patologie potenzialmente a rischio di arresto cardiaco durante sport
In corsa… Per la diagnosi
Sport e arresto cardiaco: ridurre l’evento morte a volte non può essere sufficiente
Q uando un atleta si esprime segno premonitore, il gesto atletico Non può essere la storia del
nella gestualità tecnica,
lo spettacolo per chi ne diventa goffo, le gambe sembrano singolo paziente a dettare
andare al rallentatore, i piedi
ammira le movenze è affascinante. faticano a staccarsi dal suolo, il la “linea” da seguire, ma
Il gesto atletico è un cocktail di tronco si piega sulle gambe e il corpo quello che la storia di quella
forza, resistenza, potenza, destrezza: che solo pochi secondi prima era una
tutte qualità fisiche che vengono “elegante forza della natura” tonfa patologia ci ha insegnato
miscelate in modo diverso in al suolo senza dare più segno di vita.
base alla disciplina sportiva, ma Chi stava ammirando lo spettacolo imprese sportive, diventando icona
sempre avvolte in una eleganza (che si frantuma in pochissimi di successo ed entrando nella vita
“invidiabile”. Purtroppo, come un secondi) rimane senza parole. Com’è quotidiana dei fan, possa accasciarsi
fulmine a cielo sereno, può capitare possibile? L’opinione pubblica non si e davanti ai “riflettori” morire
che questo spettacolo si interrompa aspetta e non riesce ad accettare che improvvisamente. L’arresto cardiaco
improvvisamente. Senza nessun un atleta abituato a compiere grandi o nella peggiore delle evenienze la
morte improvvisa (MI) di un atleta
è sempre un evento tragico: devasta
famiglie, atleti, istituzioni, medici e
comunità. Per cercare di ridurre i casi
di morte improvvisa, in Italia sin dal
1982, è stato organizzato un sistema
di screening medico e cardiologico
sportivo sostenuto dal Sistema
Sanitario Nazionale ed obbligatorio
per legge. Nel 2003 Corrado et
al. dimostrarono come il “modello
italiano” aveva ridotto di quasi il 90
% le MI nello sport agonistico, grazie
all’identificazione e all’esclusione
dei soggetti affetti da cardiomiopatie
o aritmie considerate a rischio. Il
grande entusiasmo iniziale è stato
seguito però da momenti meno
“felici” perché si è continuato,
sbagliando, a correlare l’efficacia
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