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tenza clinica nei Centri Cardiologici di riferimento.
La Cardiologia Invasiva viene effettuata dalle UU.OO. di Cardiologia di Trento e
Rovereto (emodinamica diagnostica, elettrofisiologia diagnostica ed interventisti-
ca); l’emodinamica interventistica e la cardiochirurgia sono invece centralizzate
solo presso l’ospedale di Trento.
RISULTATI
L’impegno ha già dato dei risultati sicuramente significativi. È diventata prassi nor-
male il trasferimento di tutti i cardiopatici in fase critica (infarto miocardico acu-
to, angina instabile, aritmie a rischio, scompenso cardiaco in fase di inquadra-
mento, ecc.) dagli ospedali periferici alle Cardiologie di riferimento con garanzia
di un rapido ritorno all’Ospedale di Distretto dopo pochi giorni, e si è significati-
vamente ridotto il tempo precoronarico con netto vantaggio per il paziente anche
in ordine alla possibilità di effettuare precocemente, quando indicato, un tratta-
mento di rivascolarizzazione coronarica percutanea. È di recente istituzione, pres-
so il Laboratorio di Emodinamica di Trento, un servizio di reperibilità continuati-
va 24 ore su 24 per effettuare indagini emodinamiche diagnostiche ed interventi-
stiche in urgenza, che copra le necessità di tutta la Provincia.
La maggior collaborazione con i Reparti Internistici ha consentito inoltre di rea-
lizzare una riduzione significativa della durata media della degenza nelle UU.OO.
di Cardiologia, con riduzione della lista di attesa per i ricoveri più specialistici ef-
fettuabili solo presso tali reparti.
CONCLUSIONI
L’esperienza 1997-2001 effettuata in Provincia di Trento dimostra come il bilancio
di attività di un Dipartimento Cardiovascolare con queste caratteristiche sia so-
stanzialmente positivo determinando un circuito virtuoso i cui vantaggi più tan-
gibili sono:
1) impiego razionale delle risorse umane e tecnologiche con significativo vantag-
gio economico;
2) forte collaborazione tra Cardiologi ed Internisti sullo stesso paziente con diffe-
renti competenze;
3) confronto continuo e crescita culturale in campo cardiologico anche per gli
operatori periferici;
4) percorsi assistenziali definiti ed omogenei per tutti i cittadini senza discrimi-
nazioni territoriali;
5) integrazione ospedale territorio.
I limiti di questa organizzazione sono legati invece ad una parziale perdita del-
l’identità cardiologica in alcune funzioni ritenute peculiari della Cardiologia, in
particolare nella gestione diretta della diagnostica strumentale non invasiva, ma
questo effetto negativo può essere limitato se chi ha la responsabilità del Diparti-
mento gestisce in maniera equilibrata questa problematica. D’altra parte, in un mo-
mento in cui le competenze cardiologiche si stanno rapidamente estendendo ed
embricando con quelle di altre figure professionali, una forte collaborazione tra
Cardiologi, Internisti Ospedalieri, Specialisti del territorio e Medici di Medicina
Generale è a nostro avviso auspicabile.
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