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conoscimento del Cardiologo nel Sistema Emergenza Urgenza, paventando la totale scomparsa dello stesso nel documento “Li-
nee di Indirizzo di Formazione…”, che vedeva il 118 come unico dominus dello scenario.
Questa lettera ha ottenuto risultati favorevoli nell’incontro FIC-Consiglio Superiore di Sanità ed in più sedi ministeriali.
Quanto sopra ricordato ha il solo scopo di evidenziare che nella lettera viene espressa la necessità che le Associazioni Cardiolo-
giche debbano avvalersi dei Gruppi di Studio preposti ad hoc. E come potrebbe essere altrimenti, visto che sono i membri stessi
dei Gruppi di Studio i veri “esperti” in RCP? Qualcuno dovrà ricordare che o i Gruppi di Studio vengono riconosciuti come bracci
operativi della FIC, insieme ad altre forze, o si dovrà altrimenti giustificare l’affiliazione degli stessi alle Associazioni ed alla Fede-
razione Italiana di Cardiologia.
Cordiali saluti,
Michele Casaccia
Caro Zonzin,
ho letto con vivo interesse la lettera inviata dall’amico Casaccia, di cui ho sempre apprezzato la capacità organizzativa e l’impe-
gno mostrato in anni di dedizione al settore dell’Emergenza-Urgenza Cardiologica.
Insieme abbiamo partecipato di recente alla reazione d’orgoglio dei cardiologi italiani di fronte alla ventilata approvazione da par-
te del Consiglio Superiore di Sanità di un documento relativo al “formazione aggiornamento, addestramento permanente del per-
sonale operante nel Sistema Emergenza-Urgenza Sanitaria”, fortemente penalizzante per le Società Scientifiche Cardiologiche, che
avrebbe visto “il 118 come unico dominus dello scenario”.
Non a caso la lettera di Casaccia, spedita al Ministero della Sanità, e di cui è stata chiesta la pubblicazione su questa rivista,è
stata concepita insieme nelle sue linee più importanti.
Si ritiene peraltro, vista la mole delle problematiche sviluppate, effettuare necessariamente alcune puntualizzazioni, doverose in
quanto chiarificatrici di una strategia della Federazione Cardiologica, forse non sufficientemente trasparente.
La Federazione Italiana di Cardiologia, nel rappresentare le due maggiori Società Scientifiche Cardiologiche Italiane, ha ottenuto
l’accreditamento presso la Società Europea di Cardiologia, e come tale può e deve muoversi nei confronti delle autorità istituzio-
nali a tutela dei propri iscritti e con la prospettiva di poter rappresentare un giorno l’intera comunità cardiologica italiana. Uno de-
gli obiettivi che si è posta e sta perseguendo al suo interno è quello di unificare i vari gruppi di studio e di lavoro specifici di di-
versa estrazione, affinché questi abbiano totale riconoscimento (scientifico-organizzativo) a livello europeo, alla pari degli altri grup-
pi internazionali già esistenti e pienamente operativi.Tra questi sarebbe auspicabile che il GIEC e l’Area Emergenza-Urgenza del-
l’ANMCO possano un giorno fondersi in un’unica struttura, dal momento che si perseguono identici obiettivi e si effettuano ana-
loghi percorsi.
Nel momento in cui la Federazione Cardiologica tratta una problematica con il Ministero della Sanità, come è stato fatto il
21/10/2000, i cardiologi presenti non hanno parlato a nome delle Società in cui militano, né tantomeno a nome dei cultori del-
la materia cardiologica, quali sono i gruppi di studio specifici, ma soltanto in noame di una Federazione Italiana che, proprio per-
ché tale, rappresenta i cardiologi italiani nel modo più autorevole possibile, oltre che in virtù dell’accreditamento ottenuto a livello
europeo. È pressoché intuitivo che una Federazione organizzata e intelligente, nel momento di attuare un piano strategico, si ser-
virà dei suoi bracci operativi, che non potranno che essere gruppi-aree di lavoro e di studio specifici accreditati.
Anche quanto al riferimento alla necessità di ricondursi ad Istituzioni comunitarie, deve essere ribadito che è sempre stato inten-
dimento della nostra Federazione Cardiologica di ottenere il riconoscimento della propria natura e dei propri obiettivi in ambito
europeo, sempre nel rispetto della specificità che la caratterizza. Pur non disconoscendo assolutamente il valore dell’European Re-
suscitation Council, si ritiene che è ormai giunto il momento di svolgere corsi di formazione e di addestramento alla RCP nel-
l’ambito e secondo le necessità del mondo cardiologico.Tutto ciò seguendo i dettami delle Linee Guida comuni ILCOR, ormai ac-
cettate da qualsiasi Società Scientifica, compresa l’American Heart Association.
Sperando di aver dissipato ogni dubbio, e anzi sperando di ritrovarci insieme a percorrere la stessa strada, si inviano i più cordia-
li saluti.
Ezio Giovannini
MAGGIO 2001 - N. 121 60

