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                 di franCo plàstina







            Joris Ivens cattura il Vento






                                     “io e il vento” (“une Histoire de vent”)

         J   oris Ivens, Robert Flaherty, John                                  penetrando un’esperienza della vita reale.

             Grierson, Dziga Vertov sono gli
                                                                                Nel documentario si deve fare appello
             Autori che, in maggior misura,                                     al contempo all’intelletto e al cuore, si
        nel XX Secolo hanno dato rilievo e                                      deve essere lucidi ed emozionanti>>. La
        dignità artistica al film-documentario.                                 produzione filmica di Joris Ivens,
        Nel classico Cinema di finzione, gli                                    sviluppata per oltre 50 anni, dedicata
        elementi costitutivi sono costruiti                                     quasi esclusivamente al documentario,
        artificialmente e rappresentano                                         ha interessato le tematiche della
        una realtà mediata dal Regista per                                      natura, del lavoro, della indipendenza
        esprimere ciò che ha immaginato e                                       e della libertà dei popoli. Influenzato
        che risulta definito comunemente                                        da un lato dalla scuola naturalista
        nella sceneggiatura: una realtà messa in                                di Flaherty, che riconosce come suo
        scena. Il film documentario, chiamato                                   virtuale maestro, dall’altro dalla
        spesso nei paesi anglosassoni “non                                      scuola realista di Vertov. Un percorso
        fiction”, teoricamente dovrebbe                                         cinematografico complesso. Realizzato
        rappresentare la realtà come si è                                       con viaggi in tutto il mondo, tanto da
        manifestata davanti alla macchina da                                    meritare l’appellativo di “Olandese
        presa, senza mediazioni e senza attori:                                 Volante”. I primi film, sul finire degli
        una realtà pura, oggettiva. In pratica                                  anni ‘20, sono da inserire nel “cinema
        il film documentario è certamente
        una realtà ma vista, almeno in parte,                                   d’avanguardia” con una concezione
        soggettivamente. Automaticamente
        virata al soggettivo proprio dal metodo
        cinematografico. Il Regista decide
        quando scattare, come inquadrare,
        cosa scegliere in fase di registrazione e
        poi, alla fine, nel montaggio. Questo
        genere cinematografico non è stato
        frequentemente considerato forma
        d’Arte. Atteggiamento verso il quale
        si è ribellato Ivens: <<il documentario
        è spesso sottovalutato dalla critica e preso
        come il fratello povero del cinema. Il
        documentario non è solo documentazione,
        è dialogo con il pubblico. Il dialogo che il
        documentarista ha con il pubblico è più
        profondo di quello che stabilisce un regista
        di film. È più facile raccontare una storia
        che interessare, commuovere, descrivendo e


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