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pleta autonomia regionale nell’organizzazione della sanità. L’ovvia implicazione
è che le varie Regioni potranno orientarsi in modo sostanzialmente diverso nel-
lo strutturare e organizzare la sanità e che i decisori regionali dovranno neces-
sariamente riferirsi a dei tecnici per informazioni e suggerimenti su come svol-
gere questo compito delicatissimo sotto il profilo sia economico che politico.
A chi si rivolgeranno i politici regionali? E le persone coinvolte a quali modelli
si rifaranno nel loro lavoro programmatico o occasionale di advisor?
La nostra proposta è chiara: i referenti dovranno essere i rappresentanti locali
delle Federazione Italiana di Cardiologia,e quindi delle Società che la com-
pongono.
I modelli di riferimento dovranno essere i documenti che la comunità cardio-
logica nazionale propone, adattati alle realtà locali. Questo è l’unico modo per
svincolarsi, almeno in parte, dalla storica discrezionalità degli assessorati re-
gionali nell’identificazione dei consulenti, e niente di più e per dare credibilità
e contenuto alla componente tecnica rappresentata, nel nostro caso, dai car-
diologi regionali.
In questa prospettiva non si può dimenticare che il sistema sanitario non è
chiuso negli ospedali. Al contrario, lavorare come se così fosse è un difetto e
un limite. Nell’operatività quotidiana, nella politica associativa e nella elabora-
zione di documenti propositivi l’integrazione con colleghi e società medico
scientifiche non ospedalieri è una necessità imprescindibile che, al di là delle
enunciazioni cerimoniali, dovrà tradursi in atti concreti, a cominciare dal do-
cumento su “Struttura e organizzazione funzionale della Cardiologia”.
Insomma, questo documento ha molte valenze: è il definitivo consolidamento
della Federazione Italiana di Cardiologia e, nella mia personale visione del “si-
stema cardiologico nazionale”, l’occasione per ampliarla. È il documento pro-
positivo per eccellenza della cardiologia nazionale, la nostra carta di presenta-
zione e il nostro contributo al riassetto del sistema cardiologico nazionale. È
uno sforzo importante per dotare i delegati regionali della Federazione Italia-
na di Cardiologia e delle società che la compongono, di modelli propositivi a
cui rifarsi nel lavoro di raccordo con politici e amministratori.
Alla elaborazione del documento collaborano molti colleghi. La composizione
delle commissioni che stanno lavorando è riportata in fondo. Un vivo ringra-
ziamento a loro e tutti coloro che vorranno collaborare con pareri e suggeri-
menti alla stesura finale del documento. Le commissioni infatti prepareranno
delle bozze che verranno fatte circolare per essere ampiamente discusse, anche
a livello regionale, perché questo dovrà essere il documento di tutti. L’unani-
mità su tutti i punti sarà difficile o impossibile da raggiungere, occorrerà però
un sostanziale consenso che mi auguro possa essere ottenuto nel contesto del-
lo spirito collaborativi che ha sempre caratterizzato la cardiologia italiana.
Un punto critico, e un rischio concreto, è che il documento resti un atto de-
clamatorio senza conseguenze pratiche. Un esempio da non dimenticare è il
documento precedente. In alcune regioni è stato recepito in parte o in larga
parte, in altre regioni è stato ignorato. Per aumentare la probabilità di impatto
del documento è stato personalmente contattato il ministro della Salute, che è
estremamente interessato alla disponibilità di standard di riferimento per il si-
stema sanitario, ed è stata attivata una collaborazione con l’Agenzia per i Ser-
vizi Sanitari Regionali attraverso la direttrice Dott.ssa Laura Pellegrini. L’Agen-
zia dovrebbe essere il punto di snodo naturale del nostro documento verso le
regioni, sia sotto il profilo istituzionale che mediante contatti diretti con gli As-
sessori regionali alla Sanità.
1. Tavazzi L. Allarme! Quale futuro per la cardiologia? G. Ital Cardiol 1996; 26: 1-4
GENNAIO/FEBBRAIO 2003 - N. 131 4

