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D ALLE REGIONI - VENET O
Il Dott. Gasparetto,
responsabile della UTIC
trevigiana, racconta la
sua esperienza diretta
e partecipata nel primo
prelievo di cuore da
donatore cadavere in
Italia, metodica che, pare,
potrà aumentare del 30% i
potenziali cuori trapiantabili
in Italia
percorso del DCD l’elemento cruciale
è la certezza dell’impossibilità
di recuperare il paziente ad una
minima e soddisfacente qualità
Figura 3 - Il Dott. Nicola Gasparetto (a destra) con il Dott. Paolo Zanatta. di vita, in altre parole la certezza
della prognosi neurologica severa
bilanciata con le volontà del paziente
e le aspettative della famiglia che
comprende l’appropriatezza di un
percorso di fine vita con dignità e
senza stress. Solo ed esclusivamente
dopo la condivisione di un percorso
di fine vita un altro team, quello
che si occupa di procurement, può
offrire ai famigliari la possibilità di
donare. Le due equipe, quella che
si occupa della cura e del fine vita e
quella che si occupa di procurement
sono e devono essere funzionalmente
e strutturalmente separate per
evitare qualsiasi possibile conflitto
Figura 4 - Il Dott. Nicola Gasparetto (al centro dietro) e il team medico e infermieristico d’interessi; a volte capita che i
dell’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell’Ospedale di Treviso.
familiari desiderino anticipare una
come parte integrante del percorso ricevente ma anche per il rispetto volontà donativa ai curanti, chiedono
se è possibile nel rispetto della
di fine vita così come molte delle del diritto all’autodeterminazione
volontà del loro caro; in questo caso
nostre linee guida affermano. La del donatore e per l’alto valore che l’equipe curante anticipa l’intervento
donazione non ha valore solo per riveste per i famigliari nel momento del team di procurement, un team
il grande beneficio del soggetto della perdita del loro caro. Nel costituito da professioni molto
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