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li individui, va al di là dello schieramento politico/partitico di ciascun individuo. Ciò è documentato
                  dall’ampiezza e dalla profondità del dibattito in corso nella società civile del nostro e di altri Paesi.
                  Ci si può chiedere se e perché l’argomento, oltrechè dal punto di vista dei singoli individui, debba es-
                  sere di interesse dal punto di vista degli Associati ANMCO.
                  Io credo di si, perché:
                  1) La nostra è un’Associazione di cardiologi, che - pur concentrando la propria attenzione sull’ambi-
                     to cardiovascolare – è composta da medici che intendono promuovere la salute ed il benessere del-
                     la popolazione dedicandosi al miglioramento della ricerca, della prevenzione e delle cure. Questa
                     “mission” generale non è compatibile con il concetto di guerra, tanto meno di questa guerra. Con-
                     cetti analoghi sono espressi da De Maria per quanto riguarda lo ACC in un recente scritto su JACC.
                  2) Il nostro Paese, per voce del Governo, non ha assunto posizioni di rifiuto di questa guerra, bensì
                     di sostanziale appoggio/facilitazione, anche se non di partecipazione diretta.
                  Nel merito di un ragionamento rigoroso, non è rilevante -anche se di fatto è vero e rilevante- che:
                  - La Costituzione del Nostro Stato sia incompatibile con questa guerra: noi dovremmo essere contro,
                   anche se la Costituzione la consentisse;
                  - La voce della grande maggioranza dei cittadini che sono contrari alla guerra, a livello nazionale, non
                   venga considerata: noi dovremmo essere contro, anche se i più, o tutti, la volessero;
                  - Il Papa si sia pronunciato fortemente contro la guerra: noi dovremmo essere contro anche se il Papa
                   avesse taciuto;
                  - Ci siano palesi interessi di ordine economico e di supremazia politica da parte dei Paesi che inten-
                   dono condurre questa guerra: dovremmo comunque essere contro; anche se tali interessi non fossero
                   palesi.
                  Per questi motivi a me sembra importante e forse anche efficace, che la nostra Associazione si esprima
                  - come tale - in merito e renda pubblica questa espressione: importante, perché chi tace acconsente;
                  potenzialmente efficace, perché alla fine le decisioni (e le indecisioni) di qualunque politico sono sen-
                  sibili - anche solo per motivi di tornaconto - alle espressioni, tanto più se autorevoli, di un rifiuto de-
                  ciso e diffuso da parte dei Cittadini e delle Associazioni dei Cittadini. Per questi motivi ho inviato, co-
                  me hanno fatto alcuni Soci, Colleghi ed Amici che condividono questa visione, al Presidente ed al Con-
                  siglio Direttivo la breve lettera che segue.


                         Al Presidente ANMCO
                         Al Direttivo Nazionale ANMCO
                         (13.03.03)

                         Chiedo che la Direzione dell’ANMCO esprima, in una lettera aperta al
                         Capo dello Stato, al Presidente del Consiglio, ed ai Presidenti di Camera e Se-
                         nato, da rendere pubblica mediante invio agli Organi di Stampa nazionali, la
                         sua totale contrarietà ad una eventuale azione italiana di qualsiasi tipo diret-
                         ta a partecipare ad atti di guerra - o facilitarli in qualsiasi modo - contro la
                         popolazione dell’Iraq, che vengano attuati contro le decisioni dell’ONU.

                                                                     Giuseppe Steffenino, MD, FESC





                                                 “…In un certo senso si potrebbe sostenere che la mia (e nostra) in-
                                                 fluenza complessiva sulla società e quella dei medici in generale sa-
                                                 rebbe maggiore se la nostra energia fosse dedicata a raggiungere la
                                                 pace piuttosto che a trattare coronaropatie e scompenso cardiaco
                                                 congestizio….”
                                                                                          Antony N. DeMaria
                                                                    “The Phisician and War”, JACC, 5 March 2003




                  CARDIOLOGIA NEGLI OSPEDALI  5
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