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In questi ultimi giorni al Consiglio Direttivo sono giunte numerose e-mail di so-
stegno ad una lettera (13.03.03)sottoscritta da molti Soci contro la guerra in Iraq.
Poiché in seno al Consiglio Direttivo non vi è stato unanime consenso sul fatto
che il contenuto di questa lettera potesse realmente rappresentare l’Associazione
nella sua interezza, si è deciso di non darne seguito così come richiesto.
Tuttavia, è sembrato opportuno che il contenuto di tale lettera potesse essere co-
nosciuto ed, auspicabilmente, discusso dai Soci a partire da quanto scritto dal no-
stro Presidente nella lettera (21.03.03) di risposta indirizzata al Collega Giusep-
pe Steffenino (entrambe le lettere sono qui di seguito pubblicate).
Con lo stesso spirito il nostro giornale ospita l’opinione inviataci da Giuseppe
Steffenino il 18 marzo 2003 e anch’essa condivisa da numerose e-mail. Ci riser-
viamo successivamente di pubblicare, con la stessa disponibilità, eventuali rifles-
sioni che altri vorranno far pervenire al giornale in un momento della nostra sto-
ria così drammatico.
Francesco Bovenzi
21 marzo 2003
Caro Steffenino,
abbiamo visto la tua mail con la quale richiedi uno statement dell’ANMCO contro la guerra.
Ne abbiamo discusso e, giustamente, è emerso che il Consiglio Direttivo, nonostante che i singoli com-
ponenti siano personalmente contro la guerra, non può, agli organi di stampa, rappresentare come uni-
tario di più di 5.000 cardiologi quello che è un problema di coscienza dei singoli.
Tanti cari saluti.
Alessandro Boccanelli
LETTERA APERTA AL GIORNALE
18 marzo 2003
Cari Tutti,
sta per iniziare una guerra. Ce ne sono state molte altre. Molte persone sono morte, o sono rimaste fe-
rite o mutilate, o hanno perso i loro averi in ciascuna delle precedenti guerre. Tutti lo sappiamo. Nes-
suna guerra ha risolto alcun problema delle popolazioni che ne sono state colpite. Questa guerra non
risolverà alcun problema della popolazione
dell’ Iraq. Tutti lo sappiamo.
Tuttavia molti moriranno, resteranno mu-
tilati o feriti, perderanno i loro averi. Sap-
piamo con certezza anche questo. Alle
bombe “intelligenti” non crede nessuno:
non quelli che le fabbricano, non quelli
che le lanciano, non quelli che le ricevono,
né quelli che vanno a scavare tra le mace-
rie per recuperare i cadaveri. Questa non è
una guerra “giusta”, né “legittima”: nessu-
na guerra “preventiva” può esserlo.
Questa guerra non trova neppure la “legit-
timazione”, pur discutibile se mai ci fosse, dell’ONU. Questa non è una guerra inevitabile, bensì una
guerra intensamente cercata e programmata. L’avversione a questa guerra, dal punto di vista dei singo-
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