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C ARDIOLOGI  S CRITTORI










        dell’indifferenza. Qui non ci sono   capire se c’è dell’altro, se c’è un senso,   la realtà, piegarsi all’inesorabilità delle
        malati, ma corpi, corpi senza       un significato nascosto. Nascosto.   cose, è questo che vuol dire? E va
        sentimento, trattenuti in una zona di   Anche il più stupido degli aggettivi   bene, io subisco e mi piego ma non so
        confine, oltre la vita. Corpi come isole.   contiene la sua parte di allusività e di   farmene una ragione, non ci riesco.
        Nastro isolante e interruzione del   metafisica. Me l’hanno insegnato o me   Ho una rabbia sorda verso tutto e tutti,
        contatto: è un’immagine che hai usato   lo sono inventato, non lo so più, ma   Leo, a tratti anche verso di te. Non hai
        l’ultima volta che siamo andati insieme   per il momento l’unico appiglio che   idea di che cosa siano le attese qui
        a Favignana e mi hai parlato del    possiedo è proprio questo: credere,   fuori. Sto seduta da sola su una
        desiderio di trasferirti a vivere su   immaginare, che qualcosa mi sfugga,   panchina, davanti a uno spiazzo zeppo
        un’isola e di abbandonare la pittura, le   qualcosa di implicito e di morboso. Sì,   di macchine, senza un solo pensiero a
        mostre, le frequentazioni. Era un   anche di morboso, perché tutto qui mi   cui attaccarsi per deviare un po’,
        presentimento? Non lo so ma è certo   sembra esagerato, ossessivo, come un
        che a guardarti qui, costretto a una   sogno. Ecco, lo vedi Leo, procedo in   sempre attenta all’eventualità che
        vita artificiale, fra tubi, cateteri, sonde,   mettere, faccio riferimento all’acqua e   arrivi Marco e mi faccia il gesto di
        rilevatori delle funzioni vitali e altri   temo il fuoco. Scavo per tirare fuori e   raggiungerlo per potere entrare
        complicati marchingegni, ho la      non per sotterrare. Avevi ragione tu,   dentro e approdare al tuo letto. E ci
        sensazione di una lunga gestazione, di   avrei dovuto fare l’archeologa o   arrivo così carica di ansia che a
        una preparazione minuziosa, di un   l’analista. «Oppure, nella peggiore   ritrovarti nelle stesse condizioni in cui
        esito. Capisci cosa voglio dire, non è   delle ipotesi, il critico», aggiungevi   ti ho lasciato, mi viene voglia di
        vero? È questa la tua ultima opera,   sorridendo. Sorridevi sempre per   afferrarti e scuoterti. Ci sei, Leo? mi
        l’espressione estrema dei tuoi “Stati di   addolcire qualche crudeltà. Per questo   senti? sono io, sono Chiara, sono qui e
        sospensione”? Ne ho parlato a Marco   ogni volta che parlavamo stavo in   sono disperata. A tratti penso che sia
        e mi ha ascoltato solo per          guardia e spiavo il tuo viso e temevo   questa la pena che hai scelto per me e
        compiacermi. «È un’ipotesi suggestiva   che da un momento all’altro,    ti vedo come un dio crudele,
        ma nulla più», mi ha risposto alla fine,   inaspettatamente, spuntasse quel   insensibile. È vero, non ci avevo
        con una formula che lascia intendere   sorriso che sembra aperto, cordiale e   pensato prima, ma adesso
        la sua impermeabilità, la sua       che invece è una maschera, un rifugio.   improvvisamente mi balza agli occhi.
        incapacità di allontanarsi dai fatti, di   È il tuo modo di togliere peso, di   Mi guardo attorno e mi accorgo che è
        cambiare occhiali, di rovesciare la   ferire senza spargere sangue, con la   così: ogni letto ripropone la stessa
        realtà. È una di quelle persone     stessa indolente sollecitudine con cui   immagine orribile e misteriosa, ogni
        “razionali” che confondono la ragione   qui vieni accudito: tu o quel che resiste   corpo è una forma oscura e minacciosa
        con l’ordine, quando invece la      di te, in quest’ultimo stato di     della stessa divinità. Sarà per questo
        ragione, quella vera, quella che    sospensione. Mi spiace, ma non riesco   che medici e infermieri compiono
        interroga e si interroga, non può fare   a fermarmi e devo subire questa foga   ogni gesto in modo essenziale,
        a meno di cambiarlo l’ordine, di    che non si placa. Mi spiace, ma per me
        rivoltarlo, di ipotizzarne un altro.   è diverso, per me a questo punto è   secondo ritmi preordinati, quasi fosse
        Perché sarà pure come asserisce lui,   indispensabile affidarmi alle parole.   un cerimoniale? Li osservo e mi
        sarà che il tuo cervello è ormai    Non amavi che si sprecassero, lo so,   manca l’aria, Leo, mi manca la vita e
        irrimediabilmente spento, e tuttavia di   ma non mi rimane altro. Per   la normalità. Ma sono prigioniera del
        fronte all’evidenza di quelle poche   combattere il vuoto. Per mantenermi   tuo corpo e non so trovare la ragione
        onde lente, interrotte di tanto in tanto   in equilibrio. Per trattenerti e   per cambiare. Mi metto la tua mano
        da improvvise salve, non mi rassegno   trattenermi ancora un po’. «Devi   sulla bocca e resto ferma a fissare il
        e non riesco a rimanere ferma, ad   fartene una ragione», mi dicono tutti   vuoto. C’è solo il soffio ritmico del
        accettare l’inappellabilità delle cose.   quelli che mi vengono a trovare per   respiratore, e tutt’intorno il tuo sonno
        Ho bisogno di andare oltre, attorno,   cercare di consolarmi. Ma che vuol   e questo silenzio, duro e affilato, come
        prima e… dopo, anche dopo, per      dire “farsene una ragione”? Accettare   una selce.♥


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