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C ARDIOLOGI   S CRIT T ORI

                 di Gabriele bronzetti









           Nel presentare circa 3 anni fa la nuova Rubrica “Cardiologi scrittori” segnalavo, riferendomi agli amici colleghi-scrittori
           di cui iniziavamo a pubblicare i loro racconti, al di là delle loro indubbia bravura, “quello che è almeno per me, un
           amichevole mistero: come siano riusciti o riescano a trovare il tempo di scrivere così bene tra guardie notturne e
           festive, ambulatori, consulenze, riunioni e convegni, budget e aziendalizzazione”. A questa curiosità tutt’ora insoluta,
           per Gabriele Bronzetti si aggiunge, lo confesso, anche una sottile invidia. Perché un esperto cardiologo pediatra,
           responsabile del Programma Dipartimentale di Cardio Pediatria del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, operatore
           umanitario in Africa, collaboratore di importanti quotidiani nazionali, columnist del Corriere di Bologna, musicista,
           che ha scritto oltre 20 libri, deve nascondere più di un segreto nella gestione del suo tempo. Assieme, e qui non
           c’è mistero, alle capacità di svariare con eleganza tra casi clinici complessi, rimandi e ricordi letterari, musicali e
           cinematografici, “connessioni, non coincidenze” che diventano utili rifugi, colte vie di fuga dalla tensione e dalle
           angosce della malattia e dalle sue, a volte inaccettabili, conseguenze. Come dimostrano i 21 casi raccolti nel suo
           ultimo libro “Nel cuore degli altri”, ben recensito tra l’altro da Stefano Urbinati nel numero di gennaio del Giornale
           Italiano di Cardiologia. Dimenticavo: il Dottor Bronzetti ha anche un passato da barman. E siccome l’arte della
           preparazione dei cocktail è saper combinare le giuste dosi dei vari componenti, e se le sue capacità di miscelare
           cardiologia, storie ed umanità con Arti varie sono pari ai cocktail che prepara, mi prenoto da subito per un prossimo
           Martini (shaken o stirred?). Intanto ecco la prima storia del suo coinvolgente ed intrigante libro.
                                                                                               Giuseppe Di Tano



          Se tutti i pazienti fossero uguali la medicina sarebbe una scienza, ma poiché non c’è un

                                 paziente uguale a un altro la medicina è un’arte
                      Il medico come artista




                               Estratto dal libro


                       “Nel cuore degli altri”






                               Come l’arte aiuta a vivere e raccontare la medicina

        Prologo                             dovuta alla malattia e ai diuretici. Poi   canto. Se ci pensate, nessun adulto
        Chiamatemi Gabriele. D’altra parte,   c’è l’altra sete.                 ama prendere un caffè servito da un
        mi chiamavano così quando facevo    Il passato di barista mi ha aiutato   barista troppo serio. I bambini sono
        il barista. Ancora oggi, con i malati,   […]. Non ci sono solo le notti di   ancora più esigenti e riconoscono un
        non sono diverso dal ragazzo che    guardia e di massaggi cardiaci. Ci   medico che non sa ridere o cantare.
        serviva caffè e Negroni nei bar di   sono anche i giorni in ambulatorio   Ho visto mio padre morire di
        Rimini. Clienti o pazienti, in un bar   con bambini spaventati: è allora   scompenso per una malattia della
        o in una stanza d’ospedale, devo    che faccio roteare la bottiglia del   valvola mitrale partita da un mal di
        farli stare bene. Hanno tutti sete,   gel come uno shaker, impugno la   gola dell’infanzia. Temo che mi sia
        l’implacabile sete del cardiopatico   sonda dell’eco come un microfono e   sfuggito qualcosa che avrebbe potuto


                 108 | Cardiologia negli Ospedali | duecentosessantaquattro
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